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Amplificatore: il minimo indispensabile Empty Amplificatore: il minimo indispensabile

il 9/4/2019, 00:24
Ciao a tutti.
Questa discussione per capire meglio cosa ci deve essere all'interno di quella scatola chiusa denominata amplificatore in cui entra un segnale analogico e ne esce... tanta buona musica!
Intendo la componentistica base, in modo che chi come me è quasi a digiuno di elettronica, possa coninciare a farsi un'idea precisa senza sfociare subito in troppa confusione.
Partiamo dagli anni che furono, quando gli integrati ancora non esisteveno: cosa c'è dentro un ampli valvolare base senza orpelli, quelle 4 cosa per dire: ok il segnale che entra ne esce amplificato decentemente (in cosa? tensione? corrente? caramelle?).
Grazie a chi vorra contribuire, a parole ma anche con qualche semplice schema elettrico.

p.s. se la sezione "pausa caffè" non è la più adatta spostatelo pure
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il 9/4/2019, 01:25
Questa è una bella domanda, perchè permette di affrontare un sacco di argomenti... si potrebbe scrivere un trattato sull'amplificazione, a partire dalla componentistica usata nel corso dei decenni, per finire con i circuiti vecchi o ultra-moderni.

Teoricamente, nella "scatola", potrebbe esserci un solo transistor, o una sola valvola. Infatti, il più semplice circuito di amplificazione può essere realizzato con un unico dispositivo attivo.

Ci sono dei casi in cui nemmeno è necessario un transistor: se si tratta solo di adattare le impedenze della sorgente e del carico, basta un trasformatore. Nei preamplificatori passivi c'è solo un potenziometro, un commutatore e poco altro.

Se basta un transistor, o una valvola, perchè allora ce ne troviamo tanti dentro a un ampli? La risposta è semplice: perchè se si vogliono avere buone prestazioni in un ampio range di ampiezze del segnale e gestire la maggior parte dei carichi in uscita che si presume possano essere collegati, si devono suddividere i vari compiti tra più dispositivi, ognuno con caratteristiche precise.

Per cominciare il discorso, bisogna capire qual è il compito fondamentale di un amplificatore. Come dice il nome stesso, si tratta di amplificare il segnale all'ingresso per portarlo ad un'ampiezza sufficiente a pilotare il carico, che può essere un diffusore o una cuffia. Di solito infatti le sorgenti come cd player, dac ma anche giradischi o lettori a nastro, forniscono un segnale che è troppo debole e che va amplificato. Troppo debole in tensione, oppure troppo debole in corrente.

Esistono due tipi di amplificazione: in tensione o in corrente. Normalmente, un amplificatore per diffusori o per cuffie, amplifica sia in tensione che in corrente. L'amplificazione in tensione si chiama "gain" mentre quella in corrente è necessaria per fornire potenza sui carichi a bassa impedenza. Infatti gli amplificatori hanno tutti almeno due sezioni: una che amplifica in tensione (stadio di gain) e una che amplifica in corrente (stadio finale).

Ciò è valido sia per i transistor che per le valvole. Con i transistor la cosa è alquanto esasperata, perchè praticamente la totalità degli ampli in commercio hanno il finale che non amplifica affatto in tensione (guadagno unitario), ma solo in corrente. Con le valvole invece le cose sono più sfumate, può succedere che il finale amplifichi anche in tensione, di solito nei single-ended con trasformatore di uscita come carico anodico. Ma anche negli OTL.

Dal punto di vista dell'utilizzatore cambia poco: alla fine si avrà sempre un gain totale e una determinata potenza di uscita su un range preciso di impedenze.

Facciamo un esempio come primo step. Supponiamo di avere un dac, che come è noto esce con un segnale di 2V RMS. Tale tensione è ampiamente sufficiente a pilotare una piccola cuffia, e se provate a collegare ad esempio una PX100 direttamente alle uscite di un dac, scoprirete che suona pure abbastanza forte. In tal caso si potrebbe tranquillamente dire che l'amplificatore non è necessario. Al contrario, potrebbe sorgere il problema opposto, ovvero quello di attenuare il segnale perchè troppo forte. Di solito però i dac non hanno un controllo di volume, al massimo si può agire sul volume del player, ad esempio via software. Ecco che abbiamo individuato un secondo compito dell'amplificatore: quello di controllare il livello del segnale sul carico.

Quello del dac è un esempio emblematico, perchè la maggior parte dei dac economici che hanno pure un'uscita cuffia, risolvono la questione proprio collegando il jack cuffia direttamente alle RCA, puntando sul fatto che la maggior parte delle cuffiette è abbastanza sensibile da non richiedere un'ulteriore amplificazione.

(segue)
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il 9/4/2019, 15:05
Grande Alex subito sul pezzo! Avrei già alcune domandine ma visto che hai messo la dicitura "segue" aspetterò il prosieguo e alla fine porrò alcune domande.
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il 9/4/2019, 22:02
Ottima esposizione Alex, attendo il seguito...
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il 10/4/2019, 23:17
La componentistica di base di un amplificatore per cuffia a stato solido è la seguente:

- dispositivi attivi (transistor bjt, jfet, mosfet, circuiti integrati)
- dispositivi passivi (resistenze, condensatori, induttori)
- dispositivi elettromeccanici (trasformatori, potenziometri, rele', connettori)

Poi ci sono i circuiti stampati, che sono adottati universalmente, e lo chassis.

Da un po' di anni a questa parte si può dire che anche i circuiti integrati la fanno da padrone. Nel 99% dei casi, si tratta di amplificatori con stadi di gain fatti con operazionali (abbreviato opamp), ovvero a circuito integrato. Un opamp a circuito integrato può contenere al suo interno decine se non centinaia di transistor. Nonostante la complessità interna, un opamp può costare in produzione meno di 50 centesimi. Per questo motivo sono molto utilizzati nell'industria, ma anche perchè permettono di semplificare enormemente il lavoro di progettazione. Con un solo opamp e una decina di resistenze e condensatori si può fare un ampli per cuffia completo, si tratta solo di scegliere l'opamp adatto e di alimentarlo con la corrente sufficiente.

E' sconcertante constatare quanti amplificatori per cuffia, anche notevolmente costosi, si affidano agli opamp per l'amplificazione. In genere tali ampli presentano caratteristiche eccellenti al banco di misura, tipicamente legate alla precisione e affidabilità dei circuiti integrati, più che alla bravura del progettista.

Tolto il 99% di questi amplificatori, rimane l'1% che è progettato in maniera differente, qualcuno direbbe "all'antica". L'uso di operazionali integrati infatti presenta i suoi limiti, soprattutto di marketing: alcuni appassionati non si fidano degli opamp in quanto ritengono (non a torto) che suonino peggio degli analoghi circuiti a discreti. Per quanto esista una variegata letteratura in merito al cosiddetto "opamp rolling", che ha in parte sdoganato l'aura di negatività che avvolge gli operazionali nei confronti degli audiofili, è opinione diffusa che un circuito a discreti suoni meglio.

Peraltro, questa rincorsa al componente discreto (spesso pure vintage) ha aumentato un po' il peso del progettista audio: laddove si faccia tutto con un operazionale e con un minimo di conoscenza si riesca ad avere un prodotto decente, infatti, si può dire che il progetto diventa un aspetto secondario. Basta seguire il datasheet del produttore del circuito integrato, e si ha praticamente l'ampli pronto da servire in tavola.

Bisogna anche considerare che un amplificatore per cuffia è un apparecchio di facile progettazione. Non c'è nulla di critico: il livello di gain richiesto è basso, mentre il livello del segnale in ingresso è abbastanza alto da non generare problemi a livello di rapporto S/N. Anche il carico da gestire non è nulla, se paragonato a quello di un diffusore. In base a queste considerazioni, non c'è alcun motivo per sborsare più di qualche centone per un ampli cuffia. Per aumentare il prezzo, il produttore ricorre alle seguenti strategie:

1) creare delle problematiche ad hoc che possono essere risolte solo con componenti particolari

Di solito, questo approccio ha la sua massima espressione negli ampli a valvole. Il limite oggettivo delle valvole è rappresentato dalla loro imprecisione, dal fatto che cambiano nel tempo e si esauriscono. Il mito della valvola NOS dal suono particolare è uno dei motivi che fanno aumentare il costo totale dell'apparecchio. Ma ci sono anche i trasformatori, ad esempio. Più i circuiti sono antiquati e critici, più problematici e costosi sono i rimedi: avvolgimenti fatti a mano, valvole NOS dal costo lunare, condensatori grossi come lattine di birra, e via discorrendo. Questo è il mondo dei valvolari nell'alta fedeltà. Ma anche con lo stato solido non si scherza.

2) riempire i cabinet con la quantità più alta possibile di componenti elettronici

Questo è il tipico approccio cinese. Basta guardare gli ampli di una nota marca di amplificatori e dac dell'estremo oriente, GD AUDIO, per notare che negli enormi chassis non rimane nemmeno un centimetro di spazio libero. File di transistor, circuiti integrati, condensatori, toroidali. Circuiti stampati pieni zeppi di componentistica. Laddove basterebbero due transistor, loro ce ne mettono quattro. Gli stabilizzatori di tensione sono sparsi un po' ovunque, ognuno con il suo bel dissipatore appariscente. Per questo poi ci mettono il coperchio trasparente di plexiglass: devono mostrare la merce.

Inutile dire che cotanto ben di dio si fa pagare. Dal momento che su ogni componente c'è un ricarico, massimizzare la quantità va a tutto vantaggio di chi vende: tanto paga il cliente. Del resto, i cinesi (a questo livello) non progettano nulla, e quindi cercano di massimizzare il guadagno dove possono.

3) puntare sull'estetica e l'alluminio

L'eterna questione sul perchè agli audiofili piacciano di grande spessore e di alluminio, non è ancora risolta. Nel frattempo, i costruttori hi-end ce la mettono tutta a soddisfare le voglie degli audiofili. Quintali di alluminio entrano così nelle case degli appassionati, aumentando il peso e, ovviamente, il costo. Questa passione è particolarmente visibile con quegli apparecchi che per ovvi motivi non dovrebbero aver bisogno di grandi cabinet e di grandi alimentazioni: dac e ampli cuffia, ad esempio. Nei dac si assiste all'assurdo di alimentazioni che potrebbero essere adottate in ampli da centinaia di Watt, come se la disponibilità di grosse quantità di corrente sia indice di buone prestazioni. In realtà, di solito, è il contrario.

4) associare all'hi-end concetti di elettronica presi da altri campi (o inventarseli)

Ad esempio, quante volte avete sentito nominare il cosiddetto "effetto pelle"? Eppure gli audiofili non dovrebbero nemmeno immaginare l'esistenza di tale effetto, visto che riguarda solo segnali con frequenza dai 100 kHz in su, ovvero ben al di fuori della banda audio. Eppure, se ne parla spesso quando si tratta di cavi. Il motivo per cui se ne parla è quello di giustificare l'utilizzo di alcune tecnologie che nell'audio sono del tutto superflue. Naturalmente per aumentare il costo dei cavi, e dei connettori. Alcuni ampli sono cablati con cavetti speciali, solo per questo motivo.

5) se tutto questo non è sufficiente, aumentare il prezzo a prescindere

Quando si tratta di far leva sulla suggestionabilità e finanche sulla infinocchiabilità degli appassionati, tutto è lecito: anche aumentare il prezzo senza nemmeno riempire il cabinet. Il costo sarà l'elemento fondamentale a rendere meraviglioso l'apparecchio.

Nel post seguente vedremo cosa ci dobbiamo aspettare di trovare alzando il coperchio di un ampli per cuffia, e cosa invece dobbiamo pretendere.

(segue)

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il 11/4/2019, 01:04
@bandAlex ha scritto:Nel post seguente vedremo cosa ci dobbiamo aspettare di trovare alzando il coperchio di un ampli per cuffia, e cosa invece dobbiamo pretendere.

(segue)


Questo ci interessa assai Boss! potresti fare una distinzione tra l'essenziale per uno stato solido e l'essenziale per un valvolare? Lo so...ti faccio lavorare troppo utlimamente... fisch
grazie Alex finora la trattazione è molto chiara e dettagliata!
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il 12/4/2019, 16:23
Fantastica e molto interessante questa lettura, Alex dovrebbero soprannominarti e a ragione, "The audio Industry killer"  laugh
Io mi accontento anche "solo" che tu sia il nostro progettista vintage grande sorriso
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il 12/4/2019, 19:08
Molto bello, scorrevole ed equilibrato. Sempre bravo Alex. grande sorriso
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il 12/4/2019, 21:47
@bandAlex ha scritto:Di solito, questo approccio ha la sua massima espressione negli ampli a valvole. Il limite oggettivo delle valvole è rappresentato dalla loro imprecisione, dal fatto che cambiano nel tempo e si esauriscono. Il mito della valvola NOS dal suono particolare è uno dei motivi che fanno aumentare il costo totale dell'apparecchio. Ma ci sono anche i trasformatori, ad esempio. Più i circuiti sono antiquati e critici, più problematici e costosi sono i rimedi: avvolgimenti fatti a mano, valvole NOS dal costo lunare, condensatori grossi come lattine di birra, e via discorrendo. Questo è il mondo dei valvolari nell'alta fedeltà

Splendida. Hai riassunto in poche righe, la mia gioia e la mia croce  grande sorriso grande sorriso
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il 13/4/2019, 10:36
@mariovalvola ha scritto:Splendida. Hai riassunto in poche righe, la mia gioia e la mia croce  grande sorriso grande sorriso

La nostra gioia e la nostra croce. wink

C'è da distinguere tra il gioco, la passione, la voglia di sperimentare di un autocostruttore e il mero commercio di chi specula sulle debolezze degli audiofili (con risultati oltremodo dubbi, nella maggior parte dei casi).

Ad esempio, io sono convinto che dal punto di vista tecnico usare le valvole oggi sia uno spreco di tempo e di energie (e di energia). Eppure, sto pensando ad un Lightning MKII già da tempo... è un'attrazione irresistibile metter mano di nuovo su quegli oggetti di vetro così affascinanti. Ho già le valvole che mi aspettano chiuse nelle loro scatole.

E mi piacerebbe pure giocare con i trasformatori. Per un attimo mi è balenata l'idea di fare una versione rivista e corretta dell'ampli di Nuova Elettronica che ho sistemato a dankan73. E mi sono messo pure a cercare un'alternativa al trasformatore di uscita.

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il 13/4/2019, 11:01
Potresti chiedere anche un traferro più stretto per aumentare l'induttanza primaria. I miei sono un poco limitati essendo traferrati per 40 mA.  Forse sarai obbligato a cercare un tubo diverso in uscita ( EL3/EL41.... fisch)
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il 14/4/2019, 16:23
@bandAlex ha scritto:Esistono due tipi di amplificazione: in tensione o in corrente. Normalmente, un amplificatore per diffusori o per cuffie, amplifica sia in tensione che in corrente.

[...]

Ciò è valido sia per i transistor che per le valvole. Con i transistor la cosa è alquanto esasperata, perchè praticamente la totalità degli ampli in commercio hanno il finale che non amplifica affatto in tensione (guadagno unitario), ma solo in corrente.

Quindi non è scontato che l'amplificatore "Pincopallino" amplifichi sia in tensione che in corrente... Succede per gli apparecchi più economici o anche per quelli di fascia più alta? E' un difetto grave? O può non essere un difetto?
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il 14/4/2019, 16:27
@mariovalvola ha scritto:
@bandAlex ha scritto:Di solito, questo approccio ha la sua massima espressione negli ampli a valvole. Il limite oggettivo delle valvole è rappresentato dalla loro imprecisione, dal fatto che cambiano nel tempo e si esauriscono. Il mito della valvola NOS dal suono particolare è uno dei motivi che fanno aumentare il costo totale dell'apparecchio. Ma ci sono anche i trasformatori, ad esempio. Più i circuiti sono antiquati e critici, più problematici e costosi sono i rimedi: avvolgimenti fatti a mano, valvole NOS dal costo lunare, condensatori grossi come lattine di birra, e via discorrendo. Questo è il mondo dei valvolari nell'alta fedeltà

Splendida. Hai riassunto in poche righe, la mia gioia e la mia croce  grande sorriso grande sorriso

Da profano delle valvole, questo mi induce a pensare che tali amplificatori siano per certi versi più appassionanti ma anche più impegnativi (anche economicamente) per la ricerca della corretta configurazione da parte dell'ascoltatore più esigente...
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il 14/4/2019, 20:00
I tubi, costano. Le alimentazioni sono più impegnative e, spesso ma non sempre, servono trasformatori di uscita che costano anche se avvolti male. 
L'ascoltatore esigente, se le cose sono fatte bene, non ha particolari complicazioni. Purtroppo in questa categoria, ne trovi alcuni che sono bravissimi a crearsele. grande sorriso
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il 15/4/2019, 17:58
@bandAlex ha scritto:
E mi piacerebbe pure giocare con i trasformatori. Per un attimo mi è balenata l'idea di fare una versione rivista e corretta dell'ampli di Nuova Elettronica che ho sistemato a dankan73. E mi sono messo pure a cercare un'alternativa al trasformatore di uscita.

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mmm...TU interessante, una bella 71A o, volendo "esagerare", una 45...da provare! tongue


Ultima modifica di cicciopasticcio il 15/4/2019, 17:59, modificato 1 volta (Motivazione : typo)
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il 15/4/2019, 18:54
La versione in amorfo, merita. Forse avrò modo di provare anche quelli in  FeSi.
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il 15/4/2019, 18:56
71, 45, VT52, 2A3, 50, 300B (tranquilla), RE604, E406N, AD1, PX4.....
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il 15/4/2019, 21:12
Bella la AD-1...
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il 15/4/2019, 21:45
@Edmond ha scritto:Bella la AD-1...

Pentito di averne vendute 4 (Telefunken), ora me ne resta una coppia, da conservare come reliquie.
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il 15/4/2019, 22:23
Aggiungi in alternativa due LL1677, e ci ascolti anche le Stax. Accendile queste benedette AD1. grande sorriso Quando saranno morte, saranno belle come oggi ma, almeno, le avrai usate.
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il 15/4/2019, 22:50
@mariovalvola ha scritto:Aggiungi in alternativa due LL1677, e ci ascolti anche le Stax.

Interessante anche questo LL1677 bookread , li hai provati?
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il 15/4/2019, 23:08
Li ho in casa da mesi. Ho ascoltato le Stax di casa con le 6B4
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il 15/4/2019, 23:28
Bene! A fregarmi in questo momento e' la scarsa motivazione, molto banalmente perche' a me il vetusto SRM-T1 continua a piacere parecchio...
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il 16/4/2019, 17:21
@mariovalvola ha scritto:Li ho in casa da mesi.

Curiosita', nel tuo caso il secondario vede direttamente il carico capacitivo della cuffia o hai dovuto compensare in qualche modo per evitare eventuali irregolarita' della risposta?
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il 16/4/2019, 19:13
In teoria, come da indicazioni del costruttore, il trasformatore, gradirebbe ina cella RC al secondario. Io la uso e non la uso. Valuterò a breve che fare. Se si vogliono ferri più performanti, sevi pensare al 1660S in push-pull. Con delle EL3 fa miracoli. Mi scuso per l'OT.
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