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Andare in basso
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Al Di Meola step by step...

il 20/1/2012, 12:31
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Il debutto del nostro dopo il successo - personale e di gruppo - riscosso con i Return To Forever di Chick Corea è artisticamente debitore verso gli immediati trascorsi ma con una classe ed una naturalezza che dimostrano la genuina partecipazione a quelle esperienze.
Il pirotecnico The Wizard - con il grande Steve Gadd alla batteria - ed il bel Land of the midnight sun dedicato a Chick Corea preludono - dopo il virtuosismo sfoggiato nel breve solo bachiano di Sarabande from violin sonata in B minor ed il superfluo Love theme from "Pictures of the sea" - alla splendida Suite golden dawn dove un'agile ma poderosa base ritmica guidata da Al Mouzon e Jaco Pastorius con la rifinitura di Mingo Lewis - punto fermo di tutti i pezzi corali dell'album - interagisce con il chitarrista e con Barry Miles (piano elettrico e mini-moog) ; il pezzo sfuma, senza soluzione di continuità ed ampliando il senso della suite, in Short tales of the Black Forest, duetto pregevole con Chick Corea, amico-leader del suo vecchio gruppo.
Siamo sulla rotta di un jazz-rock di alta qualità, ancora ben lontano dalle secche artistiche del genere di maniera.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 21/1/2012, 02:11
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Il 1977 vede l'affermazione definitiva del chitarrista di Jersey City che viene nominato miglior chitarrista dell'anno così come Elegant Gipsy viene premiato come miglior album di chitarra ma... è vera gloria ?
L'ingresso di Jan Hammer (sicuramente conforme al desiderio di Di Meola) cristallizza le libere forme espressive dei generi originari in una fusion esibizionista : Flight over Rio - costantemente - e Midnight tango - a tratti - viaggiano sul filo del cattivo gusto insieme ai moog gracchianti né la mediocre Race with devil on spanish highway e la passabile title-track sono capaci di alzare il tono artistico, pur riuscendo nell'intento di arrecare fama e sicurezza economica al chitarrista italo-americano. Rimane fortunatamente - oltre alla deliziosa quanto breve Lady of Rome, sister of Brazil - la splendida Mediterranean sundance ad illuminare l'album con il felice - per quanto non decisivo nella sua economia - contributo di un eccellente Paco De Lucia che da luogo insieme a Di Meola ad un duetto memorabile : una collaborazione che darà altri memorabili frutti.
Pur nel giudizio critico del contenuto artistico rimane indiscutibile il tono tecnico degli altri componenti il gruppo : Steve Gadd, Anthony Jackson, Mingo Lewis, Lenny White e Barry Miles.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 21/1/2012, 15:42
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Casino bissa, l'anno successivo, il doppio - personale e dell'album - successo di critica : Di Meola è ormai una giocata sicura !
L'organico storico - Steve Gadd, Anthony Jackson, Barry Miles e Mingo Lewis - da vita ad un lavoro più solido ed omogeneo rispetto al precedente, anche se forse un po' limitato - a prescindere da paragoni - nella sua varietà espressiva : pur ridimensionata l'invasività del moog a vantaggio della gradevole presenza dello Yamaha organ e registrando un positivo lavoro di Lewis - a cui viene sottratta, fortunatamente, la possibilità di far danno ai sintetizzatori - nell'assicurare una pregevole policromia latina alle percussioni, i primi quattro pezzi - Egyptian danza, Chasin' the voodoo, Dark eye tango e Senor Mouse - presentano una struttura simile.
Come nell'acustica Mediterranean sundance nell'album precedente - ma questa volta fa tutto da solo - è la splendida Fantasia suite for two guitars a dare l'esatta dimensione dei mezzi tecnici ed espressivi del chitarrista italo-americano che - almeno alla luce dell'ascolto di questo pezzo - sembrano illimitati : un'annotazione sulla voce del mandolino, emozionante senza essere mai stucchevole.
Chiude la title-track - con l'aggiunta di Eddie Colon ai timbales - che spicca, rispetto ai primi quattro pezzi, per una maggior varietà e qualità espressiva e che contribuisce a far maturare un giudizio assolutamente positivo per quest'album.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 21/1/2012, 23:17
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Il 1980 riserva poche novità visto che la critica tributa a Di Meola l’ennesimo titolo di miglior chitarrista jazz e del miglior album chitarristico : il nostro non deve neanche più andare a riscuotere le vincite al Casino, gliele portano direttamente allo Splendido Hotel dov’è ormai andato a risiedere.
Qualcuno non l’ha raggiunto – Barry Miles – ma la compagnia si è ampliata : ai vecchi amici – Anthony Jackson, Steve Gadd e Mingo Lewis – se ne sono aggiunti nuovi – Tim Landers, Philippe Saisse, Peter Cannarozzi, Robbie Gonzalez e Eddie Colon – e qualcuno è tornato – Jan Hammer – per una veloce rimpatriata.
Il nostro, con i suoi amici, si lascia andare ai bagordi ed a ampie libagioni con tanto di rutto libero – Alien chase on arabian, Desert roller jubilee, Al Di's dream theme, Dinner music of the gods – per finire a fare il carino, quando gli fanno notare la condotta tamarra, con ruffianate – I can tell – irresistibili.
Certo, ogni tanto si pente di questa vita dissoluta e, in romantica solitudine, scrive delle pagine – Splendido sundance, Bianca's midnight lullaby – di intima bellezza e struggente malinconia e non solo : quando viene a trovarlo il vecchio maestro – Chick Corea – convince tutti i suoi amici a non fargli fare brutta figura – Silent story in her eyes, Two to tango – mostrando il meglio di quello che possono fare. E uguale morigeratezza e limpida perizia viene mostrata agli ospiti di rango – Les Paul – che lo vengono a trovare per farne la conoscenza – Spanish eyes – e verificarne la caratura artistica e la padronanza del comune strumento.
E quando il maestro gli chiede di suonare musica seria – Isfahan – per l’Accademia e le pubbliche autorità, accetta di buon grado, integrandosi con la consueta perizia alla sezione d’archi ed al coro di voci bianche.
Dev'essere uno stress dover soddisfare tutte queste esigenze : non deludere tutte queste aspettative continuando a far baldoria non è cosa da poco.
E speriamo che la gestione dell'Hotel riesca a sopportare tutto questo andirivieni senza sbattere fuori la combriccola...

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Re: Al Di Meola step by step...

il 23/1/2012, 12:13
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Il 5 dicembre 1980 Al Di Meola si da' appuntamento con John McLaughlin e Paco De Lucia al Warfield Theatre di San Francisco per una performance dal vivo che va annoverata tra gli eventi musicali di sempre, e non solo per quello che riguarda il genere.
Di questo avvenimento che vede un pubblico letteralmente in visibilio - e basta guardare la ripresa in video dell'evento per rendersi conto che non si tratta di un'esagerazione - viene reso parziale estratto nel 1981 nell'imperdibile Friday Night in San Francisco, un album del quale - così come nasce - è giusto riferire in questa sede dato che con l'esclusione di Rio Ancho (parte del Medley con Mediterranean Sundance), Frevo Rasgado e Guardian Angel (unico brano inciso in studio) gli altri brani sono di sua stretta pertinenza (anche se uno di essi è una composizione di Chick Corea).
Questo album non può mancare all'appassionato di guitar sound che pensa di ritenersi tale : la tecnica formidabile nell'uso dello strumento non è mai fine a se stessa, regalando la ripresa dell'evento dell'incontro tra questi grandi della chitarra momenti di vera estasi musicale.
Mediterranean Sundance e Fantasia Suite, composizioni originali del nostro, sono consegnati all'Archivio musicale di sempre ; Short Tales of the Black Forest, con l'irresistibile siparietto tra Di Meola e McLaughlin che crea un'inconsueta intimità tra pubblico e artisti, riscalda il cuore e anche gli altri pezzi sono passibili di costituire il punto d'arrivo nella tecnica di qualsiasi altro artista.
Un ultima annotazione ; se avete l'originale incisione Philips e la ritenete - non sbagliando - di buon livello allora non avete sentito la MasterSound Edition SBM della Columbia Legacy, la cui eccellenza del risultato è garantita dalla masterizzazione ad opera del grande Doug Sax coadiuvato da Gavin Lurssen : se non avete l'album originale siete obbligati al suo acquisto e se l'avete acquistatelo lo stesso, anche se così facendo condannerete all'oblio il vecchio Philips.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 23/1/2012, 19:51
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Mentre sta per rientrare allo Splendido Hotel il nostro si fa convincere da Jan Lucignolo Hammer ad un Electric Rendezvous per Clubs Privé dove il vizio la fa da padrone e Di Meola, con un ristretto numero - ché non è roba per tutti... - di collaboratori (Anthony Jackson, Philippe Saisse, Steve Gadd, Mingo Lewis), si fa convincere.
God bird change, Electric rendezvous, Cruisin', Black cat shuffle e Ritmo de la noche danno vita ad un sound dove, tra echi latini triti e ritriti, fanno capolino "Sonny" Crockett e "Rico" Tubbs, in un miscuglio osceno di synth tamarri e chitarra elettrica ; Paco De Lucia cerca di scuoterlo da quel clima sordido prendendo l'iniziativa nell'accorata Passion, Grace & Fire ma ne ottiene solo le stucchevoli e piagnucolanti Somalia e Jewel inside a dream.
La balena del business è ormai su Di Meola che non può che augurarsi di seguire la sorte del più famoso burattino di legno.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 24/1/2012, 08:57
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Sempre nel 1982, viene dato alle stampe questo live di Di Meola che vede all'opera un gruppo costituito, oltre che da Jan Hammer (che se ne può definire corresponsabile, vista la sua influenza sul risultato finale), da Anthony Jackson, Steve Gadd, Mingo Lewis e dal tastierista aggiunto Victor Godsey.
Nonostante il glamour ostentato nell'esecuzione il risultato è mediocre, lasciando impressionati solo per la noia di un suono stanco e ripetitivo.
Solo un ascolto disgiunto dei brani fa' spiccare in questo quadro Elegant Gypsy Suite, Race with Devil on Spanish Highway (rivitalizzata rispetto all'originale da un nuovo arrangiamento) e Cruisin' (che a livello compositivo è apprezzabile) ; Nena (una lagna commerciale appesantita dal synth di Hammer), Advantage (rozza e senz'anima) ed Egyptian Danza (peggiorata rispetto alla versione originale), più che da dimenticare sono irritanti.
Una fotografia fedele dello stato involutivo del chitarrista italo-americano.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 24/1/2012, 12:01
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Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca
Prego entrate, il Coiffeur Scenario, con Jan Hammer - maestro del taglio Fairlight - e Al Di Meola - impareggiabile nella corda in piega - è a vostra completa disposizione !
Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca
L'attesa nel lounge sarà senz'altro resa più gradevole da questa musica di sottofondo : è troppo alta ? Ché provvediamo ad abbassarla subito se da' fastidio !
Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca
Chi sono quei signori lì in fondo, dite ?
Ah, non ci fate caso...
Quello è Phil Collins che aiuta a realizzare, caso mai lo desideriate, l'acconciatura Island dreamer mentre gli altri due sono Bill Bruford e Tony Levin che coadiuvano nell'acconciatura Calliope ma per tutto il resto ci pensano i due titolari : non avrete di che lagnarvi !
Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca - Il mattino ha l'oro in bocca...

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Re: Al Di Meola step by step...

il 25/1/2012, 20:38
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Il 1983 chiude, fortunatamente, con Passion grace & fire, secondo episodio della collaborazione con John McLaughlin e Paco De Lucia che, anche senza ripetere il magico esordio live, si posiziona su standard decisamente elevati.
Aspan e David sono di McLaughlin, Chiquito e Sichia di De Lucia, Orient blue e la title-track di Di Meola, con quest'ultima (con la spiritosa citazione del riff di Hotter than july di Stevie Wonder che fa il paio con la citazione del tema della Pantera Rosa di Mancini in Short Tales of the Black Forest nel precedente album del trio) che spicca sulle altre composizioni che, pur mantenendo complessivamente un virtuosismo tecnico assai elevato, non ripetono la stessa felice simbiosi registrata dai tre in Friday night in San Francisco.
Si tende più alla delimitazione del personale ambito, tecnico e compositivo, piuttosto che alla comunione d'intenti e soprattutto il risultato del nostro, abituato ad essere considerato il fuoriclasse della situazione - per universalità dei generi in cui spaziare ed estro creativo - ne soffre.
Si tratta di sfumature, assodata l'elevata qualità dell'album, apprezzabili ad un ascolto attento e che testimoniano una certa crisi creativa del chitarrista italo-americano che si può cogliere anche dall'analisi della struttura compositiva di Orient blue, diretta più all'esaltazione della carica suggestiva del pezzo piuttosto che quella tecnica.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 26/1/2012, 17:29
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Il 1985 vede Al Di Meola, similmente all'Harry Dean Stanton di Paris, Texas di wendersiana memoria, muoversi in Cielo e Terra alla ricerca di sé stesso.
Lasciato Jan Lucignolo Hammer agli abietti vizi di Miami si fa aiutare in questa ricerca interiore solo - e non sempre - da Airto Moreira, discreto ed essenziale.
Il risultato da luogo al tipico album di transizione dove, accanto a pezzi pretenziosi - e qualche volta nel loro sviluppo inconcludenti - in cui cerca nuovi suoni (Traces of a tear, la title-track, Atavism of twilight e When you're gone, la più riuscita), inanella - oltre all'apprezzabile accademia di Etude - dei brani che costituiscono dei momenti di serena riflessione, qualche volta ritempratrice dagli affanni - Vertigo shadow e Enigma of desire - e tal'altra emanante grande lirismo : in quest'ultima accezione Coral (di Keith Jarrett) e Solace costituiscono i momenti migliori di un album - pur con i limiti suddetti - apprezzabile.
E' che il nostro ha il synth in testa e non sarà facile distoglierlo da quel pensiero...

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Re: Al Di Meola step by step...

il 26/1/2012, 18:12
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Sempre nello stesso anno, il chitarrista italo-americano da' alla luce - sotto l'Al Di Meola Project - Soaring through a dream.
Il gruppo è formato, oltre che da Airto Moreira, da Chip Jackson, Danny Gottlieb e Phil Markowitz (pianista di limpida classe) ma più che volando attraverso un sogno, Di Meola, sembra che precipiti avvitandosi su sé stesso.
Solo i primi due pezzi, Capoeira e Traces (Of A Tear), presentano - a tratti - momenti interessanti ma tutto il resto è veramente da dimenticare : un album pleonastico ed una ferita, ben evidente, infettata dal synclavier.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 26/1/2012, 19:42
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E' il 1987 ma più di un Tirami su Al Di Meola avrebbe bisogno delle flebo per riprendersi, a giudicare dal risultato : una musica divisa tra fusion e world-music di tipo prevalentemente sudamericano, di impostazione assai poco originale.
Il gruppo vede, oltre al ritorno del fidato Anthony Jackson, l'ingresso di Kei Akagi, Mino Cinelu (entrambi del giro elettrico-davisiano), Harvie S (veterano del jazz), Tom Brechtlein e Jose Renato, con l'aggiunta di alcuni percussionisti sudamericani nell'esecuzione di Rhapsody of fire, l'unico brano dell'album che non sembra uscire da un ensemble da villaggio turistico.
Perché poi, al di là delle indubbie capacità tecniche, quando si è di fronte alla banalità creativa si rischia di rasentare il ridicolo...


P.S. Una curiosità : nei credits di ringraziamento vengono menzionate le amplificazioni Perreaux.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 28/1/2012, 14:38
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E' il 1990 ed ormai le serate al Casino e le baldorie allo Splendido Hotel devono essere - anche economicamente - un lontano ricordo se Di Meola si fa persuaso alla partecipazione ad una tournèe con Bireli Lagrene e Larry Coryell in un fantomatico Super Guitar Trio (con amici connessi), il cui risultato è - al contrario del nome - palesemente inferiore a quello che lo vedeva con McLaughlin e De Lucia.
Con tutto il rispetto per Coryell e Lagrene, che pur dotati di ottima tecnica non eccellono per creatività, il paragone di questa Mediterranean Sundance con quella dell'altro trio vede il presente perdente.
Emerge un'impressione di routine e di ancoramento di ognuno dei tre al proprio background che rende l'appuntamento poco più che gradevole e Di Meola non spicca senz'altro tra i tre, dimostrando - caso mai ce ne fosse ulteriormente bisogno - una fase involutiva del proprio percorso artistico.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 13/2/2012, 23:39
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E sempre nel 1990, quando sembra ormai avviato ad un'inesorabile crisi artistica, Di Meola inaugura un progetto nuovo di zecca che da' il nome all'album, World Sinfonia, in cui gli strumenti acustici sono padroni assoluti.
Insieme a Chris Carrington, chitarrista e liutaio, ai percussionisti Gumbi Oritz e Arto Tunçboyacıyan ed all'eccellente Dino Saluzzi al bandoneon, da' vita ad un lavoro composto da pezzi contrassegnati da grande raffinatezza e ricercatezza, alternanti a momenti contemplativi altri suggestivi ; Saluzzi disegna nello spazio sonoro momenti di grande poesia, alternandosi efficacemente allo stesso Di Meola nello scandire i momenti più significativi di un album che rispolvera l'antico smalto del fuoriclasse italo-americano.
Nella musica proposta echeggiano stilemi ed archetipi sonori non intaccati dal tempo e dallo spazio, riconoscibili eppur mai banali.
Difficile trovare un pezzo tra quelli proposti che spicchi sugli altri, dato il loro elevato standard qualitativo.
Un grande ritorno !

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Re: Al Di Meola step by step...

il 14/2/2012, 15:29
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Il 1991 vede l'ultimo episodio dell'Al Di Meola Project, fortunatamente anche il migliore, diversamente sarebbe stato facile ironizzare sul suo titolo irriverente - Kiss my axe - in combinato disposto con la splendida modella in copertina...
Non che ci si liberi da un sostanziale easy listening di gusto, situato all'incirca sulle coordinate di certi lavori di Pat Metheny con Lyle Mays, la cui apprezzabilità è favorita da un'intrusione limitata e funzionale dei synth - Rachel Z - e dal gradito ritorno di Barry Miles (autore anche dell'affascinante South Bound traveler) ; da registrare anche l'introduzione, accanto al fidato Anthony Jackson, di un altro bassista, Tony Scherr, e la partecipazione in Kiss my axe e Global safari di Omar Hakim alla batteria, con Richie Morales nel resto dei pezzi e il rinnovo della fiducia ai percussionisti Gumbi Ortiz e Arto Tunçboyacıyan.
E' un album più che onesto che, pur non caratterizzato da particolare creatività, si muove nello stretto sentiero di un genere musicale di sintesi che - obiettivamente - non ha molto da dire ma senza scadere nel cattivo gusto e/o indulgere nelle banalità e ciò pur ritenendo superflui gli interludi che vorrebbero - un po' pretenziosamente - dare una certa continuità - quasi concept - all'album.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 17/2/2012, 22:36
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Dopo la pubblicazione nel 1992 di un The best of, avente ad oggetto i tre album non imperdibili usciti per la Manhattan ma che può comunque considerarsi efficacemente rappresentativo dei loro episodi più riusciti, esce nel 1993 il secondo episodio della World Sinfonia.
Heart of the Immigrants aggiunge al felice esordio una maggiore partecipazione a quelle atmosfere sintetizzanti in modo raffinato una varietà di culture musicali, focalizzate peraltro sulla riproposizione colta di alcune delle radici popolari più amate della musica sudamericana, come sintetizzano i cinque brani di Astor Piazzolla, Tango II, Milonga Del Angel, Nightclub 1960, Bordel 1900 e Cafe 1930, tutti interpretati con grande intensità e tra i quali gli ultimi tre annoverano - unitamente a Indigo - la preziosa conduzione ed arrangiamento di Vince Mendoza alla sezione d'archi, eccellente per discrezione e contributo lirico.
Chris Carrington alla chitarra, Dino Saluzzi al bandoneon e Arto Tunçboyacıyan alle percussioni, con l'aggiunta di Hernan Romero alla voce - insieme a Di Meola e Tunçboyacıyan - contribuiscono a dar vita ad un album di livello ancora più elevato del precedente.
Oltre quelli citati anche tutti gli altri pezzi sono notevoli ma un'annotazione particolare meritano l'enigmatica quanto affascinante Heru Mertar/Don't Go So Far Away di Arto Tunçboyacıyan ma, soprattutto, una strabiliante cover di Someday My Prince Will Come in cui Di Meola e Saluzzi imbastiscono un duetto da annali dell'arrangiamento improvvisativo di matrice jazzistica.
Un album veramente pregevole...

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Re: Al Di Meola step by step...

il 25/2/2012, 20:52
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Il 1994 viene alla luce Orange and Blue, un album segnato dalla volontà di ripetere in chiave elettrica lo stesso discorso intrapreso da Di Meola con la World Sinfonia e le cui ambizioni sono rese evidenti dal ricco stuolo di illustri e capaci musicisti di cui il nostro, nella circostanza, si circonda.
L'intenzione è sincera ed encomiabile, risentendone positivamente la caratura tecnica e compositiva dell'opera : sulla presenza costante di Marc Johnson (sul quale ogni commento è inutile), Mario Parmisano (poliedrico pianista di apprezzabile caratura allo Steinway) ed Hernan Romero (polistrumentista e habituè del gruppo) si innestano ora la batteria metronomica di Steve Gadd (Theme Of The Mothership e Casmir), ora quella impressionista di Manu Katche (Orange And Blue, Cyprus e Precious Little You), ora quella essenziale di Peter Erskine (Summer Country Song, If We Meet Again, Part I e Part II), con l'aggiunta di Gumbi Ortiz alle percussioni in Orange And Blue, Cyprus e Precious Little You.
I cameo di Noa in Ta'alina Chant e di George Dalaras in Cyprus impreziosiscono, con il loro lirismo, il tasso etnico dell'album ; quello di Pino Palladino al fretless bass nel bel Orange And Blue contribuisce al fascino perfezionista del pezzo, che vede nella sua complessità l'aggiunta misurata di una sezione fiati.
In tutti i pezzi, da solo o in compagnia, c'è la mano felice del chitarrista italo-americano che brilla per tecnica ed intensità : Paradisio e Chilean Pipe Song presentano una bella struttura ; Orange And Blue, This Way Before, Summer Country Song e If We Meet Again Part I e Part II sono di grande eleganza.
Tuttavia occorre registrare una certa deriva dell'originalità della proposta che, quando non ricalca gli stilemi - più nobili, per essere equanimi - della fusion, ricorda, per carica suggestiva e comunanze timbriche, la migliore verve del duo Metheny-Mays.
Diciamo che Di Meola avrebbe potuto osare di più e forse ha perso un'occasione importante per fare un elevato lavoro di sintesi in Orange and Blue che, comunque, non è un album da ascolto automobilistico e rappresenta una valida testimonianza del suo percorso artistico.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 27/2/2012, 14:38
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Nel 1996 esce l'album tributo Al Di Meola plays Piazzolla che raccoglie i brani di composizione del grande artista argentino (con l'esclusione dei brani Verano reflections e Last Tango for Astor dei quali Di Meola è, rispettivamente, coautore e autore) proposti dal chitarrista nei due lavori targati World Sinfonia, con l'aggiunta dei brani inediti Oblivion e Verano reflections.
Naturalmente si tratta - come gli album da cui deriva - di un'opera di elevato livello che permette di raggruppare i brani che vedono il Maestro argentino fonte di ispirazione per il chitarrista italo-americano.
Momenti di grande lirismo e coinvolgimento emotivo si alternano agli slanci tecnici di cui il nostro ed i suoi collaboratori - Chris Carrington, Dino Saluzzi, Hernan Romero, Arto Tunçboyacıyan, Gumbi Ortiz e Vince Mendoza - sono capaci quando sono in grande spolvero e questo è uno di quei momenti.
Da sottolineare che, con l'esclusione di Tango II e Milonga del Angel, tutti i brani sono arrangiati da Di Meola.

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il 28/2/2012, 21:05
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Sempre nello stesso anno vede la luce The Guitar Trio, l'ultimo capitolo dell'avventura di Paco De Lucia, Al Di Meola & John Mc Laughlin ed il livello è, come al solito, eccellente e forse superiore, per omogeneità, al precedente Passion, Grace and Fire.
I pezzi in cui i tre rivaleggiano negli assoli (le adrenaliniche La Estiba e Cardeosa, la goliardica Midsummer Night e la tenue Le Monastère dans les Montagnes), pur splendidamente eseguiti, non risaltano per particolare originalità.
Il chitarrista italo-americano si presenta all'appuntamento in splendida forma : in Manhã de Carnaval (cover del famoso brano di Bonfà e Maria) il suo intervento, lanciato magistralmente da Mc Laughlin, è da brivido ; in Beyond the Mirage costruisce per lanciare il crescendo di De Lucia ed Azzura è grandemente suggestiva nella sua complessità con un bel lavoro di De Lucia nelle retrovie ed un intervento d'ordine di Mc Laughlin che gli lasciano libertà di spaziare.
Chiudono Letter from India, bel brano di Mc Laughlin dove l'autore brilla per pulizia ed essenzialità ma che sembra troppo sommesso per De Lucia, e Espiritu, brano che - pur apprezzabile - sembra fuori dall'economia dell'album, vedendo all'opera unicamente Di Meola.
Da annotare l'incisione, di ottima qualità.


Ultima modifica di Dirty Harry il 1/3/2012, 19:07, modificato 2 volte

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Re: Al Di Meola step by step...

il 29/2/2012, 21:33
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Anche nel 1998 The Infinite Desire di Di Meola continua ad essere quello della ricerca di strumenti che possano dargli la possibilità di sperimentare nuove sonorità, obiettivo che l'ha portato a più di una sbandata, cosa che in questo album non si verifica.
Si tratta di un'opera che segna una continuità evolutiva - per quanto il sentiero sia stretto - con Orange and Blue nonché del lavoro che segna la collaborazione con la Telarc, nota factory votata al suono di qualità tecnica oltre che artistica, e ciò si sente.
Il chitarrista italo-americano usa i suoi nuovi giocattoli - Roland VG8 - ed usa campionatori che sostituiscono (vedasi la tromba in Valentina), senza che ci se ne accorga, gli strumenti originali, dando luogo a brani che si caratterizzano per eclettismo etnico e complessità di struttura compositiva : Beyond The Mirage, Shaking The Spirits, Vizzini (dedicato al transavanguardista italiano) e Istanbul (con cameo di Herbie Hancock) alternano melodie orientaleggianti a ritmi africani, in tempi jazzistici e/o moderni, a secondo delle urgenze creative del nostro.
In My Mother's Eyes (Memory of Theresa), The Infinite Desire (in duplice versione : strumentale e con l'intervento vocale di Pino Daniele, coautore del brano) e Valentina costituiscono, invece, dei bei momenti riflessivi e di grande fascino (molto apprezzabile la title track), come il nostro sa dare quando dilata il tempo dei suoi interventi e lo spazio compositivo.
Azzura e Big Sky Azzura sono i classici pezzi di Di Meola (praticamente un pezzo unico) dove la chitarra domina la scena, all'inizio sorniona e poi in crescendo ; chiudono la panoramica sui brani l'atipico Invention Of The Monsters, solido e teso brano rock-jazz, e il divertissement di Race With Devil on Turkish Highway (con un cameo di Steve Vai).
Mario Parmisano e Rachel Z si alternano alle tastiere, Peter Erskine (Vizzini e Istanbul) e Ernie Adams (Invention Of The Monsters e Big Sky Azzura) alla batteria (in tutti gli altri pezzi è totalmente sintetizzata), John Patitucci (in Beyond The Mirage al basso elettrico, In My Mother's Eyes (Memory of Theresa) e The Infinite Desire) e Tom Kennedy al contrabbasso, chiudendo con Gumbi Ortiz alle percussioni e Kabuli Nitasa al violino (ambedue in Beyond The Mirage ed il primo anche in Istanbul).
Un buon album...

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Re: Al Di Meola step by step...

il 18/4/2012, 17:15
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Il 1999 vede la luce, sempre per la Telarc, un notevole lavoro di Di Meola, Winter nights ; si tratta di un album dal taglio intimistico e dalle sonorità pudiche ma intense, probabilmente per superare le gelide notti d'inverno che possano occasionalmente affliggere la vita e senza turbarne i sentimenti.
Grazie all'aiuto di un fidato collaboratore quale Hernan Romero ma soprattutto del formidabile ucraino Roman Hrynkiv e della sua bandura - uno strumento tradizionale capace di sonorità incredibilmente complesse quanto affascinanti - il chitarrista italo-americano crea un piccolo gioiello, di quelli che si tengono nascosti per pudore in fondo al proprio scrigno per paura che la loro importanza possa essere irrisa, quando la loro ostentazione diventa necessaria per quello che personalmente rappresentano.
A cover sorprendenti per la rinnovata capacità di emozionare, come Mercy street e Scarborough fair, fanno eco versioni affascinanti e mai banali di traditionals come Greensleeves, Have yourself a merry little Christmas, The first Noel e Carol of the bells, terminando con una deliziosa Ave Maria dell'adattamento di Gounod ; ma anche le composizioni originali - Inverno e The first snow - non sono da meno facendo comunque risaltare quell'accennata vena intimista interrotta solo dalla movimentata Zima.
Un album da almeno quattro stelle, insomma, che per coloro che sono sensibili alle sonorità intime - per composizione - ma dilatate - per l'incisione - del miglior Di Meola non faticheranno ad includere nei suoi migliori lavori e nella musica in cui ritemprarsi e trovare riparo dalle inclemenze dei tempi.

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Re: Al Di Meola step by step...

il 19/4/2012, 12:04

Non sono intervenuto finora in questo thread per non inquinarlo con post estranei al contenuto, ma ora volevo ringraziarti per l'interessante contributo a questa sezione, che dimostra, oltre a una grande competenza, anche una non comune passione per la musica. Grazie di cuore.
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b.veneri
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Re: Al Di Meola step by step...

il 19/4/2012, 20:01
Anche io ho seguito in religioso silenzio ogni passo di questo percorso, con la bocca aperta e gli occhi spalancati come un bambino di fronte ad una vetrina di giocattoli ... grazie anche da parte mia, sono queste cose che rendono grande una comunità.

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Giulio
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Re: Al Di Meola step by step...

il 23/4/2012, 22:39
Harry, veramente un ottimo reportage!
Inoltre, scrivi anche molto bene. [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
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Dirty Harry
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Re: Al Di Meola step by step...

il 29/5/2012, 17:02
Un ringraziamento di cuore per i complimenti.
wub

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Re: Al Di Meola step by step...

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