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Audio Technica ATH-AD700X - ATH-AD900X

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Nel gennaio del 2013 Audio Technica presenta al CES di Las Vegas una nuova linea composta da quattro cuffie, "progettate per fornire una qualità audio straordinaria agli ascoltatori più esigenti".

I modelli che compongono la linea sono la ATH-AD500X, ATH-AD700X, ATH-AD900X, open back design, e la ATH-A500X, closed back.

All'epoca del lancio, ben 6 anni fa, i prezzi oscillavano dai 299 dollari della AD900X, ai 169 della più economica AD500X, e pure la closed back A500X veniva 169 dollari. Una linea rivolta quindi alla fascia medio/bassa del listino Audio Technica, con lo scopo evidente di sostituire le precedenti AD500, AD700 e AD900 con le nuove molto simili, ma fabbricate in Cina. Lo spostamento della produzione, che prima era in Giappone, evidentemente consentiva margini maggiori in un settore attualmente molto affollato, dove la concorrenza, in quella fascia di prezzo, è molto agguerrita.

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La AD700X affiancata alla AD900X

I prezzi attuali sono pressappoco gli stessi, almeno sul mercato europeo. Dal punto di vista tecnico, tutte e quattro le cuffie, compresa quindi la closed back, montano un trasduttore da 53 mm di diametro progettato appositamente. Quindi abbiamo la bellezza di 4 trasduttori diversi, ciascuno con le caratteristiche idonee per il modello in cui va a finire. Se consideriamo che la linea Air di cui fanno parte le open back è composta da altri due modelli di fascia più alta, la AD1000X e la AD2000X, abbiamo in totale 6 trasduttori, ognuno con caratteristiche specifiche.

Questo approccio è ben diverso da quello normalmente adottato da altri costruttori che usano lo stesso driver per diversi modelli, e che si affidano al tuning meccanico della capsula per regolarne le prestazioni. Ci sono vantaggi e svantaggi in tutti e due gli approcci, ma è certamente vero che la fabbricazione di molti driver diversi è più costosa e implica una conoscenza approfondita della tecnologia sottesa ai driver magnetodinamici.  

Nella fascia media del mercato non è infrequente imbattersi in modelli diversi di cuffie che si appoggiano ad unico driver per motivi di economia industriale, mentre per i costruttori OEM (ovvero gli assemblatori che rimarchiano le proprie cuffie usando driver di terze parti) si tratta di una strada obbligata, in quanto i costi per la progettazione e la produzione di un driver su specifiche sono molto alti, e non è detto che il risultato sia quello che ci si aspetta, in quanto il comportamento dell'insieme driver-capsula è molto difficile da prevedere se non si hanno strumenti di simulazione molto sofisticati, appannaggio esclusivo dei costruttori più importanti. In questo ambito gioca un ruolo fondamentale l'esperienza di chi progetta, che in tal modo può proporre modelli con caratteristiche precise a costi abbastanza contenuti.

E' un aspetto importante questo, perchè oggi il papabile acquirente di cuffie ha due strade possibili da percorrere: affidarsi ad un costruttore industriale di marchio noto, oppure optare per un prodotto semi-artigianale di costruttori più giovani e meno conosciuti, che di solito propongono oggetti più esclusivi o ricercati ad un costo ben superiore.

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In questa disamina cercherò di illustrare le caratteristiche di due modelli della linea Air di Audio Technica, la ATH-AD700X e la ATH-AD900X, due cuffie open back che, per il prezzo a cui sono proposte, ritengo molto interessanti.

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Le due cuffie esaminate insieme, perchè sono estremamente simili, sia dal punto di vista della resa sonora, sia dal punto di vista estetico e funzionale. Entrambe le cuffie hanno il padiglione con il retro composto da una griglia metallica, grigia per la AD700X e nera per la AD900X. Preferisco nettamente quella nera, a mio avviso più sobria ed elegante. Dalla griglia traspare l'interno della capsula, e già da una prima occhiata si capisce che il telaio, la conformazione delle resistenze acustiche, il supporto del driver, sono esattamente gli stessi. Anche i pads sono uguali, di tessuto simile ad alcantara e molto soffici, l'archetto con l'esclusivo supporto "3D Wing", e pure il cavo è lo stesso, lungo 3 metri.

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Nella foto sopra si vedono bene le due "ali" del sistema 3D Wing. Sono quelle che appoggiano sulla testa e sostengono la cuffia. Hanno una molla che consentirebbe l'adattamento automatico alla conformazione della testa. L'uso del condizionale non è casuale, in quanto tale sistema è ampiamente criticato, e direi giustamente. La forza delle molle non è sufficiente a sostenere la cuffia, che tende quindi a scivolare in basso, appoggiandosi all'unico sostegno disponibile, quello delle orecchie sul padiglione. Anche se ciò non inficia l'utilizzo della cuffia, è comunque una situazione non ottimale, sia perchè i padiglioni non rimangono nella posizione corretta tendendo a scivolare verso il basso, sia perchè non è molto confortevole.

Questo dimostra ancora una volta come una soluzione sulla carta vincente, in pratica si trasformi in un punto debole. E' una delle cose incomprensibili di questa linea di cuffie. Si poteva adottare un normale archetto imbottito, che probabilmente sarebbe stato anche più economico, ma evidentemente hanno preferito mantenere la dicitura sulla scatola di questo fantomatico sistema di auto-regolazione, nonostante l'economicità dell'oggetto non consenta una produzione precisa di tale particolare meccanico.

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Un altro punto debole (secondo me pure peggiore) è sempre di tipo ergonomico, e si tratta del fatto che i padiglioni non sono liberi di ruotare verticalmente, ma solo orizzontalmente. Questa limitazione comporta che i pads si allineino correttamente solo se si ha la testa larga il giusto. Chi ha la testa più piccola della media, o di forma ovale, potrebbe avere i pads che toccano la testa solo nella loro parte inferiore.

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Del resto, questo è un male necessario per l'adozione del 3D Wing: se i padiglioni non fossero rigidamente fissati all'archetto si amplificherebbe il difetto delle ali di cui ho parlato sopra. Il cavo è un po' rigido, ma non è microfonico, e questo è un punto positivo non da poco. Purtroppo non è sostituibile in quanto è saldato direttamente alla cuffia, e questa è un'altra critica da fare. L'adozione di un connettore per il cavo non avrebbe fatto salire il costo in maniera sostanziale, per cui la scelta di Audio Technica è incomprensibile. E questa è una di quelle situazioni in cui sarei stato felice di poterlo sostituire persino io: il cavo è davvero antipatico, tende a mantenere la forma come se fosse una molla, ed è pure troppo lungo.

Ed ora vediamo come è costruita davvero questa cuffia. Una volta tolti i pads si mette in luce il telaio su cui è fissato il driver con le sue resistenze acustiche (la striscia circolare di carta bianca), e il driver stesso. Si nota che questo non è parallelo al telaio, ma è inclinato di qualche grado. L'inclinazione dei driver è una novità per questa linea di cuffie, e dovrebbe migliorare la sensazione di spazialità della riproduzione. Vedremo quanto questo obiettivo sia stato raggiunto nelle note di ascolto.

Togliere i pads è abbastanza semplice, basta tirare il pad verso l'esterno facendo uscire il bordo elastico dalla scanalatura: un sistema impiegato da quasi la totalità delle cuffie in commercio. Tolto il pad, si vedono quattro viti di fissaggio che tengono il telaio, una volta svitate viene via il tutto con molta facilità.

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Girando il telaio si vede la parte retrostante, che poi è quella che traspare dalla griglia quando il telaio è in posizione. E si notano altre 3 viti di fissaggio, per un piccolo frame di plastica argentata che tiene in posizione il driver.

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Togliendo solo 7 viti abbiamo smontato per intero il padiglione, una procedura veloce e pulita. Non ci sono collanti, ne' sostanze gommose o smorzanti di altra natura che possano intralciare l'operazione. Davvero esemplare.

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A questo punto si può togliere il driver dalla sua sede e persino il cavetto che lo collega è facilmente staccabile dal telaio. L'unica cosa che rimane fissata all'archetto è l'anello di fissaggio del padiglione, ma pure lui può essere facilmente smontato togliendo due viti.

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E anche le ali si possono facilmente smontare, tramite una singola vite.

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Nella foto sopra, si vede la luce filtrare dalle resistenze acustiche, per dare un'idea della loro permeabilità al suono.

Nel post successivo parleremo delle caratteristiche sonore di queste cuffie.
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Commenti

dankan73
il 16/9/2019, 10:48dankan73
Mi piace quando le cuffie si smontano con facilitá mi fanno subito venire idee di modifiche  grande sorriso
Su headfi ci sono un bel numero di post sul 3d wing mods e sui pads.
Una soluzione semplice che propongono é quella di mettre un elastico a tenere insieme le ali
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dankan73
il 23/9/2019, 19:11dankan73
allora queste ''impressioni di settembre''  grande sorriso
bandAlex
il 29/9/2019, 15:06bandAlex
Dopo diversi giorni di ascolti variegati, credo di aver acquisito una conoscenza sufficiente a riguardo del carattere sonico di queste cuffie Audio Technica. Il risultato che ne esce è piuttosto controverso, nel senso che è abbastanza difficile dare un'indicazione precisa, e questo perchè ci sono aspetti contrastanti che possono essere risolti solo dal proprio gusto personale, dalle proprie inclinazioni, e infine anche da dettagli fisiologici che differenziano ognuno di noi e che possono risultare vantaggiosi oppure no nell'uso di queste cuffie.

Prima di entrare nel dettaglio, vorrei descrivere per linee generali la collocazione sonica di queste cuffie, cominciando dalla domanda più gettonata tra gli utilizzatori di cuffie.

CI SONO I BASSI?

La domanda viene spontanea in quanto trattasi di Audio Technica, e le cuffie di questa casa, almeno quelle open back, sono abbastanza famose per avere un suono esile, poco impatto sui bassi, e un equilibrio tendente al chiaro (o strillante, a seconda dei generi che si ascoltano). E posso dire con una certa tranquillità che tutto ciò è confermato. Ma chi sta abbandonando la lettura per questo motivo, ha commesso un grosso sbaglio.

Partiamo dalle note positive. Tenete conto che tutto ciò è relativo ad entrambi i modelli, AD700X e AD900X. Quando c'è una distinzione fra le due cuffie, lo evidenzio in maniera esplicita.

HEADSTAGE

Se si legge qualcosa in rete su queste cuffie, si apprende dell'enorme successo che hanno ottenuto tra i videogiocatori. Successo determinato dal fatto di essere molto leggere, e di avere una dote non comune tra le cuffie, la capacità di ricostruire con precisione lo spazio sonoro con la sua perfetta collocazione e provenienza dei suoni. Potete capire che per uno che si ritrova in Mortal Kombat questo particolare può essere determinante. In ambito video-ludico in effetti conta di più la profondità del suono, la perfetta ricostruzione spaziale, piuttosto che l'estensione in frequenza o una timbrica particolarmente fedele.

Questo non deve essere interpretato come un aspetto negativo per noi audiofili, ma si tratta invece della cosa più eccitante ed emozionante che può regalarci una cuffia, a patto che siano rispettati dei requisiti minimi di fedeltà, ovviamente.

Ciò che colpisce maggiormente di queste cuffie è proprio la capacità di separare gli strumenti in maniera millimetrica nello spazio sonoro. L'ampiezza dell'immagine ricreata è enorme, e nello stesso tempo coerente. Merito senza dubbio dei driver angolati e dello "scalino" lasciato appositamente liscio che fa da riflettore per le frequenze medio-alte.

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Quel particolare scalino caratterizza il suono di queste cuffie, nella zona tra i 2 e gli 8 kHz. Si tratta del cosiddetto "tuning" che dona una timbrica precisa alla cuffia. Può servire anche a rimediare ad una particolare mancanza del trasduttore su quelle frequenze, o ad una precisa forma di adattamento acustico. Una cosa è certa: la sua presenza non è casuale. Vedremo quanto azzeccato quando parleremo della timbrica.

Sempre a riguardo dell'headstage, una cosa che ho notato subito con queste cuffie è che i brani registrati in binaurale non hanno il solito effetto "wow", a differenza di ciò che succede con altre cuffie. Mi riferisco al fatto di sentire gli strumenti ben al di fuori della testa, con la sensazione di ritrovarsi nel mezzo dell'esecuzione dal vivo. Ebbene, con queste Audio Technica l'effetto è molto più sfumato. Ciò può dipendere da due motivi: il primo, è che le micro differenze temporali registrate nel brano vengono distrutte dalle molteplici riflessioni dello scalino di cui sopra; il secondo è che la cuffia già di per se' ha un buon effetto spaziale, e quindi la differenza tra un brano normale e uno binaurale è meno evidente. Francamente, propendo di più per la prima ipotesi.

EQUILIBRIO TIMBRICO

E' in questo punto che le strade tra i due modelli si dividono. La differenza sostanziale tra AD700X e AD900X è nell'estensione del basso. Qui sotto potete vedere le risposte in frequenza comparate.

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Posso confermare che all'ascolto è esattamente così. La differenza non si ferma all'estensione in basso: ricordatevi che si tratta di due driver diversi. Anche nel medio-alto ci sono differenze, anche se meno evidenti all'ascolto. La AD700X sembra più soft in alto, persino più gradevole della sorella maggiore. In basso, non c'è storia. Per quanto la AD700X recuperi la mancanza di estensione con un punch evidente centrato sui 100Hz circa, la AD900X è semplicemente più completa, e quindi diventa la scelta obbligata per chi deve decidere tra i due modelli. La differenza di prezzo è di circa 100 euro tra i due, ma ne vale sicuramente la pena.

Da questo momento in poi, tutto ciò che verrà scritto riguarda soltanto la ATH-AD900X.

Essendoci liberati della più economica, possiamo concentrare i nostri sforzi sulla AD900X. Ma non fatevi illusioni: si tratta pur sempre di una Audio Technica, e quindi non aspettatevi l'estensione di una magnetoplanare.

EQUILIBRIO TIMBRICO - SECONDA PARTE

Si tratta di una cuffia medio-centrica, senz'altro. Ma che medio! Roba di prima qualità, da far impallidire la mia HE1000. Il pregio maggiore di questa caratteristica medio-centrica è la precisione, la ricostruzione delle voci, in particolare le femminili, ma anche tutti gli strumenti acustici, riprodotti con una fedeltà disarmante. La gamma media è in avanti, ma è una bella gamma media, lineare e luminosa. Il punto dolente è con quei generi che necessitano di maggior volume sonoro, dove l'eccesso di medie può diventare fastidioso. Un brano come Jammin with Jesus di Steve Lukather, ad esempio, può diventare trapanante e inascoltabile se il volume è troppo alto. Ma ci sono esempi di brani peggiori, da questo punto di vista, come tutto il metal registrato da schifo, ma anche il pop compresso all'inverosimile, non è certo fatto per questa cuffia.

Da questo punto di vista, è una cuffia in controtendenza rispetto a ciò che oggi va per la maggiore. Per me ciò è un bene, perchè di cuffie "bassose" ne abbiamo fin troppe, senza rispetto per ciò che comporta questo nella fedeltà timbrica generale. Invece, questa AD900X si può definire una cuffia all'antica. Una HD540 reference dei tempi andati, ma con un basso all'altezza della situazione.

Oppure, se preferite, una HD800 con un basso migliore.

GAMMA BASSA

LA notizia importante è che esiste una gamma bassa. E vista la mia esperienza con un modello precedente - e costoso - della Audio Technica, la AD2000, vi assicuro che non è poco. Non ha l'estensione di una magnetoplanare, non è in evidenza, ma è estremamente veloce e, soprattutto, ha anche un ottimo punch. Il punch è incentrato tra gli 80 e i 100Hz, laddove serve maggiormente nei brani pop e rock. La differenza sostanziale tra una HD800 e questa AD900X è proprio nel punch, e nella definizione del basso. Il fatto che questa cuffia sia considerata "bass-light" è per via della gamma media in avanti, non certo perchè manchino i bassi. Ma vedremo che questo può essere risolto con un aiutino.

GAMMA MEDIA

Gamma media spaziale. Presenta un'esaltazione intorno ai 4kHz, che valorizza le voci e rende gli strumenti a corda particolarmente affascinanti e definiti. Nelle Goldberg Variations in G major BWV 98 di Bach, il pianoforte è reso particolarmente bene, senza particolare risonanze o picchi indesiderati, a parte forse una certa coloritura nel medio-alto, intorno ai 4kHz, che rappresenta l'unico neo di una riproduzione altrimenti perfetta.

Nella Canzone di Marinella cantata da Mina insieme a De Andrè, si apprezza la voce di Mina, del tutto priva di sibilanti e ben definita al centro della scena. La voce di De Andrè è rauca al punto giusto, senza essere eccessivamente gonfia, come accade con altre cuffie. Le due voci si stagliano con precisione sul tappeto di tastiere che sembra avere un' estensione infinita, un aspetto magico di questa cuffia che mi ha spinto ad ascoltarla quasi di continuo, nonostante i suoi punti critici.

Una gamma media da intenditori.

GAMMA ALTA

E' qui che si sentono maggiormente gli effetti dello "scalino" di cui abbiamo parlato sopra. La gamma alta presenta un'estensione notevole, la parte migliore è indubbiamente quella al di sopra dei 6kHz, mentre il punto di incontro con le medie è afflitto da una caratterizzazione che la rende un po' artificiale. Per intenderci, la resa dei violini è quella maggiormente colpita da questo difetto, ma anche i piatti della batteria, che sono un po' "vuoti" di corpo e tendono a sibilare. Per descrivere meglio, potrei dire che invece dello splashhh abbiamo un più muto sssshhhh.

La riproduzione dell'estremo alto è una goduria. In You're My Thrill della onnipresente Diana Krall, le spazzole della batteria sono riprodotte con fedeltà disarmante, e soprattutto sono ben evidenti. Con altre cuffie, ad esempio la DT880, le spazzole sembrano più un fruscio indefinito e sono appena avvertibili, ma non con la AD900X. Fantastico.

(segue)
bandAlex
il 29/9/2019, 15:56bandAlex
Tirando le conclusioni, che valutazione dare di questa cuffia così particolare?

PRO
- Headstage esteso e preciso
- Gamma media naturale, seppur troppo in avanti
- Gamma alta estesa e presente
- Comodità e leggerezza
- Costruzione eccellente
- Prezzo popolare

CONTRO
- Gamma media troppo in evidenza
- Caratterizzazione evidente sul medio-alto
- Sistema 3D Wing potenzialmente problematico
- Cavo migliorabile e non sostituibile

DIAMO I NUMERI

- Gamma bassa [7/10]
Molto buona, ma un po' indietro rispetto alla gamma media

- Gamma media [8/10]
Lineare e molto convincente, incertezza all'incrocio con gli alti

- Gamma alta [7/10]
Molto estesa, ma afflitta da una colorazione al confine con i medi

- Costruzione [10/10]
Eccezionale ingegnerizzazione e qualità dei materiali

- Ergonomia [7/10]
Leggera e confortevole, ma c'è il nefasto sistema 3D Wing e cavo non sostituibile di qualità non eccelsa

Nella prossima puntata vediamo una modifica alla cuffia che risolve in gran parte il problema sul medio-alto.
bandAlex
il 29/9/2019, 20:28bandAlex
Per farmi un'idea dell'entità del problema sul medio-alto ho messo in riproduzione un brano che conosco molto bene (per i più curiosi: Shelter Island Driver degli Acoustic Alchemy) e ho cominciato ad agire sul plug-in di equalizzazione di XMPlay. Qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe stato più indicativo usare la risposta in frequenza, di cui ne esistono già diverse rilevazioni su internet. Ma c'è da considerare il fatto che la risposta in frequenza di una cuffia, al di sopra dei 1000Hz, non sempre è indicativa della reale percezione d'ascolto. L'estrema variabilità delle misure e la diversa interpretazione delle stesse non porterebbe ad un risultato accettabile. Invece, l'ascolto diretto di eventuali correzioni usando un equalizzatore è certamente più aderente alla realtà. Naturalmente occorre avere un'idea esatta di quale è il "suono giusto" e ciò si può avere solo con un orecchio allenato e una cuffia di riferimento. Il vantaggio è che, una volta tracciate le correzioni, si può condividere il risultato con tutti, e ognuno ha facoltà di modificare a proprio piacimento l'intervento.

E dopo vari test, il risultato (per la AD700X, quello della AD900X lo vediamo più in dettaglio dopo) è questo:

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Quello che vedete è il ritaglio dell'equalizzatore di XMPlay, ogni barretta rappresenta una determinata frequenza (da 63Hz a 16k). Usando i numeri, corrisponde alla seguente correzione, in dB:

1k   -3.5
2k   -1
4k   -5
8k   +1
16k   0


Si nota come la correzione più rilevante sia quella sui 4k, corrispondente evidentemente ad un picco nella risposta percepita. L'altra correzione rilevante è a 1k. Ebbene, entrambe le cuffie, la AD700X e la AD900X, hanno bisogno quasi della stessa entità di correzione, alle stesse frequenze. Nonostante i driver siano diversi, si ha la stessa anomalia in gamma media e medio-alta.

Una cosa di questo genere non può essere casuale, e probabilmente è indipendente dal driver: potrebbe essere causata dallo scalino che abbiamo visto in precedenza, che nasce dal fatto di aver angolato il driver.

Per attenuare le riflessioni generate dallo scalino si potrebbe rivestire l'interno con del materiale fono-assorbente, e rifare il test di equalizzazione. Mi sono procurato una guarnizione autoadesiva per finestre, questa

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Si tratta di una guarnizione poliuretanica a cellule aperte, perfetta per questa applicazione.

Quindi ho agito come vedete nella foto seguente:

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La larghezza della striscia di 10mm è perfetta per aderire al bordo interno dello scalino e lo riempie quasi tutto.

Rifacendo il test di equalizzazione, dopo la modifica, questo è il risultato:

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Corrispondente, in dB:

1k   -3.5
2k    0
4k   -2
8k    0
16k   0


L'effetto linearizzante della modifica è evidente, a parte i 1000Hz, che a quanto pare non dipendono dallo scalino.

All'ascolto con la AD700X, l'headstage non sembrava particolarmente colpito dall'intervento di correzione acustica e quindi l'ho applicata pure alla AD900X. L'effetto su quest'ultima è stato traumatico: una gamma alta stupefacente, quel senso di artificialità del tutto sparito, e su tutto un equilibrio migliore che rende l'ascolto molto meno affaticante anche con generi non proprio tranquilli.

La AD900X moddata è già uno spettacolo, ma si può andare oltre. Per equilibrare il basso, che rimane comunque indietro rispetto alla gamma media, si può intervenire con una equalizzazione ad hoc, e vedere che succede.

In genere sono contrario all'uso dell'equalizzatore. Primo, perchè di solito quelli in dotazione ai vari lettori software sono di scarsa qualità e generano più problemi di quanti ne risolvano. Secondo, perchè il risultato dipende molto dalla cuffia e dalla qualità del driver. Non tutto si può correggere con l'equalizzatore, ovvero non si può trasformare una Beats in una HE1000, o viceversa. Soprattutto non si possono modificare con l'equalizzatore doti come la dinamica, la velocità ai transienti, la spazialità e in definitiva la "voce" di una cuffia.

Ma se si tratta di piccole correzioni relativamente all'equilibrio tonale, l'equalizzazione, soprattutto se fatta con un tool che non genera artefatti, può essere di immenso aiuto.

Dopo questa pappardella preliminare (della serie: non fatelo, ma se lo fate prendete precauzioni) posso dire con una certa sicurezza che equalizzare una AD900X (soprattutto dopo il modding linearizzante) è una faccenda piuttosto appagante. Ciò è la dimostrazione che il driver di questa cuffia è di altissimo livello.

AD900X + MOD + EQ

E quindi ritorniamo al punto di partenza, ovvero alle note di ascolto. Ma prima, vediamo qual'è l'equalizzazione finale che secondo me valorizza la cuffia in maniera straordinaria:

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63Hz      +5
125Hz     -4.3

250Hz     -2.9
500Hz     -1.6
1k        -3
2k        -1.5
4k        -3
8k         0
16k        0
    

Vi assicuro che ne vale assolutamente la pena. La AD900X + MOD + EQ è davvero una cuffia stupefacente. Se non sapessi che è una semplice AD900X, qualcuno potrebbe cambiare etichetta e farmela passare per una cuffia da qualche migliaio di euro. Non scherzo.

(segue)
password
il 30/9/2019, 13:03password
Alex è sempre un piacere leggerti.
Sembra di sfogliare una rivista del settore di qualche anno fa, ma una ben fatta.
dankan73
il 30/9/2019, 13:23dankan73
Modifiche equalizzazioni...... Dankan esci da questo corpo grande sorriso grande sorriso grande sorriso
bandAlex
il 30/9/2019, 13:47bandAlex
@dankan73 ha scritto:Modifiche equalizzazioni...... Dankan esci da questo corpo grande sorriso grande sorriso grande sorriso

Ah ah!

Vero, il maestro su queste cose sei tu, indubbiamente. grande sorriso

bandAlex
il 6/10/2019, 20:06bandAlex
Per avere un'idea di ciò che comporta la modifica nel dominio delle frequenze, ho tracciato la risposta della AD700X con il mod e senza. Questo è il risultato:

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La traccia azzurra è senza modding, quella arancione con il mod applicato.

Si può notare la perfetta coincidenza delle due curve fino a circa 3kHz. Dopodiché, al di sopra dei 3kHz, si nota come la curva con mod sia leggermente meno afflitta da buchi e picchi. In generale, il modding sembra mitigare l'andamento della risposta, soprattutto tra i 5 e 10kHz. In particolare, si notano il buco a 5.1kHz, il picco a 7.2kHz, e il buco a 8kHz quasi del tutto eliminati.

Si conferma come il rigonfiamento tra 1 e 2kHz sia del tutto indipendente dalla modifica (e si capisce quindi perchè la correzione a 1kHz sia rimasta tale e quale prima e dopo il mod).

L'andamento generale della risposta conferma inoltre la necessità di un boost a 60Hz.

Questa invece è la risposta in frequenza della AD900X e della AD700X comparate, entrambe dopo il mod:

Audio Technica ATH-AD700X ATH-AD900X 48852321027_11a1aa3dd3_o_d

In blu la AD700X, in giallo la AD900X. Le misure sono state normalizzate per spl, e quindi il grafico non mostra la diversa sensibilità delle due cuffie. A parte ciò, si può notare come la risposta sia estremamente simile, anche se in basso la differenza percepita è maggiore di quanto il grafico non faccia pensare. Ciò è dovuto alla non perfetta aderenza dei pads alla testa artificiale.

Dai 3kHz in poi però la AD700X ha un andamento meno frastagliato, si noti in particolare il brusco avvallamento tra i 5 e i 7kHz della AD900X. Anche questo particolare è confermato all'ascolto: "La AD700X sembra più soft in alto, persino più gradevole della sorella maggiore" scrivevo all'inizio di questo thread. Le misure sono state fatte oggi, questo proprio per evitare che gli ascolti potessero essere influenzati dalle misure.

I test oggettivi confermano che ci troviamo di fronte a due cuffie abbastanza particolari, che certo non hanno l'appeal necessario, a livello sonico, per catturare la maggioranza degli ascoltatori ma che si fanno apprezzare per altre qualità più sottili.

L'equalizzazione in questo caso rimane un elemento obbligatorio per approfittare appieno delle potenzialità offerte, anche se ciò ovviamente restringe il campo di applicazione e rende più difficile l'accettazione da parte di quell'utenza che rappresenta il target di questi modelli.
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