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SHURE SRH1840: review

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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da bandAlex il 12/9/2012, 14:51

Ed ora diamo uno sguardo alle caratteristiche elettriche. I trasduttori sono da 65 Ω, e l'efficienza dichiarata è di 96 dB SPL/mW. La potenza massima è invece di 1 W.

A quanto pare, il trasduttore è specifico per questa cuffia, non è utilizzato in altri modelli. La sua impedenza lo dovrebbe rendere facilmente pilotabile anche con gli amplificatori dotati di uno swing in tensione limitato, ma il dato di efficienza è il più basso tra tutte le cuffie Shure, e questo ridimensiona le speranze di poter ottenere alti volumi di ascolto con un lettore portatile.

In effetti, nella pagina del prodotto sul sito della Shure si legge: "Optimized for connection to external headphone amplification systems", ovvero ottimizzata per la connessione a sistemi di amplificazione dedicati. Per contro, sulla pagina della SRH1440 (il modello subito inferiore) si legge: "Impedance optimized for direct connection to wide range of portable audio devices".

Insomma, la stessa Shure ci suggerisce di collegare la SRH1840 ad un amplificatore dedicato. Naturalmente, in linea di massima è sempre meglio utilizzare cose che siano "dedicate" o fatte apposta per un utilizzo specifico, e quindi tale consiglio può sembrare persino banale, ma certamente questa cuffia non è pensata per l'uso con le mele. Forse con qualche frutto più sostanzioso, di sicuro con niente che inizi il suo nome con una "i".

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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da bandAlex il 14/9/2012, 23:23

Bollicine
Le bollicine si trovano di solito nell'acqua frizzante, nello spumante, nel prosecco, e in altre bevande meno nobili, come lo champagne. Le bollicine di questa SRH1840 sono come quelle di un buon prosecco di alto lignaggio, non eccessivamente gassato, di grande delicatezza e contraddistinto da un aroma leggermente fruttato, non troppo acidulo e nemmeno troppo impegnativo. E' solo per darvi la mia idea sulle qualità di questa cuffia, ma ovviamente è meglio assaggiarla di persona, prima di decidere di farsela portare a tavola.

Una personalità spiccata
La SRH1840 non è una cuffia esattamente neutrale, ma presenta un equilibrio timbrico da far tremare tutte le altre. Non ha la gamma media lineare come quella di una HD800, e nemmeno i bassi profondi di una D5000. Non ha neanche la gamma alta come la SRH940. E allora cosa ha di speciale questa cuffia? Risposta: una magnifica coerenza e un grande equilibrio tra le gamme, che la rendono adatta a tutti i generi, soprattutto il jazz e l'elettronica; una gamma bassa che, pur non raggiungendo profondità oceaniche, è quanto di più musicale il mio orecchio abbia mai ascoltato in una cuffia; un medio-basso estremamente controllato, perfettamente in linea con la gamma media; un medio-alto luminoso ma mai fastidioso; una gamma alta presente ed estesa, ma non pungente.

La cuffia ha un'impostazione calda, ma nello stesso tempo non si può definire scura. Non è una HD650, tanto per intenderci e non è velata come una Audeze LCD-2. Non è nemmeno evanescente come una HD800, o ultra-rivelatrice come una SRH940 e nonostante questo mantiene un'ottima definizione, in grado di rivelare tutti i dettagli della registrazione, senza però tormentare i vostri timpani. Così non vi verrà voglia di spegnere tutto neanche dopo diverse ore di ascolto.

L'headstage è molto ampio, particolarmente profondo. Magari non come quello della HD800, ma la ricostruzione della scena è molto precisa e ben focalizzata. Con alcune registrazioni esce fuori una natura molto intima del palcoscenico sonoro, anche quando ciò non sarebbe opportuno, come ad esempio nel caso della musica sinfonica, in un contesto dove la SRH1840 non riesce a convincermi del tutto. All'opposto, con i piccoli gruppi jazz questa cuffia riesce ad essere estremamente realistica: la meravigliosa riproduzione dei fiati, oltretutto, rende l'ascolto del jazz una vera goduria.

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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da bandAlex il 15/9/2012, 00:42

Tutto il resto è noia
Beh, proprio tutto no, ma ci siamo capiti...

Da Wikipedia: La noia (termine derivato, come quello francese di ennui, dal latino in odio e ripreso dal provenzale noja, enoja, enueg) è uno stato di insoddisfazione, temporanea o duratura, nata dall'assenza di azione, dall'ozio o dall'essere impegnato in un'attività sostenuta da stimoli che si recepiscono come ripetitivi o monotoni o, comunque, contrari a quelli che si reputano più confacenti alle proprie inclinazioni e capacità.

Un caso eclatante di noia è stato per me quello della Beyerdynamic T1. E' durata pochissimo in casa mia, solo qualche giorno. Un record, battuto solo dalla AKG K701. Ma come si può definire una cuffia "noiosa"? Esattamente come succede con un collega di lavoro: mentre lui vi parla voi pensate ad altro, o cercate di fuggire con la mente allontanando un profondo senso di irritazione. La noia è fastidiosa, e quindi tutti cercano di allontanarla come possono. Con le persone, evitando di frequentarle. Con le cuffie, mettendo un annuncio sul mercatino.

La T1 è un'ottima cuffia, per carità. Suona bene, ha una timbrica fedele e una risposta in frequenza molto estesa. Ma la trovo noiosa, piatta, senza vita. Da un punto di vista dinamico, un disastro. Cosa le manchi, francamente non saprei dirlo con esattezza.

Se il contrario della noia è il divertimento, allora posso dire che questa Shure SRH1840 mi fa divertire come un criceto nel periodo dell'accoppiamento. Il suo carattere sonoro è vitale, dinamico. Molto simile alla Denon D5000, anche se poi per il resto le due cuffie sono decisamente diverse.

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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da bandAlex il 15/9/2012, 01:05

Tips & tricks

- Allargare leggermente l'headband, in modo da ridurre la pressione dei cuscinetti sulle orecchie. Il risultato sarà una maggiore ariosità e un headstage superiore. Anche la timbrica migliora leggermente. La modifica non mi sembra avere effetto sulla gamma bassa (meglio così).

- Utilizzare solo amplificatori a bassa impedenza di uscita. Nel Lightning, con l'uscita settata a 120 ohm la gamma media perde la sua luminosità e si attenua il carattere dinamico della cuffia.
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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da Sinfoni il 19/9/2012, 14:32

bandAlex ha scritto:Tutto il resto è noia


Se il contrario della noia è il divertimento, allora posso dire che questa Shure SRH1840 mi fa divertire come un criceto nel periodo dell'accoppiamento. Il suo carattere sonoro è vitale, dinamico. Molto simile alla Denon D5000, anche se poi per il resto le due cuffie sono decisamente diverse.

(segue)
lol!

Ho letto tutto di un fiato e qui sono morto dalle risate!! troppo forte questa tua affermazione che rende chiaro e semplice il concetto. special cool

Ho letto che ha il cavo estraibile e con connessione in entrambi i padiglioni quindi, se dovessi tagliare il jack per installare un XLR 4 Poli si può fare, avendo così "bilanciato" la cuffia? (come si fà con l'HD650 insomma).

Grazie happy
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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da Dirty Harry il 24/9/2012, 08:45

bandAlex ha scritto:Shure SRH1840: Review

E partiamo proprio dal cavo. Un classico cavetto per cuffia, morbido e soprattutto non rumoroso allo sfregamento (come deve essere un cavo cuffia ben fatto), sottile, e della lunghezza giusta. Tale cavo è rinforzato internamente con fibre di Kevlar per renderlo longevo e resistente agli strappi. Questo particolare dovrebbe far riflettere i cavettologi, i quali pensano che il diametro del cavo sia direttamente proporzionale al grado di tecnologia adottato. Se oggi molte cuffie hanno cavetti assurdi, scomodi, rigidi, rumorosi, e soprattutto voluminosi, lo dobbiamo alle manie degli audiofili che credono ancora alla fata turchina. Il marketing è sempre molto attento alle manie dei potenziali clienti.

(segue)

Bisognerebbe ripeterle spesso queste cose al fine di ridicolizzare uno dei tanti casi di priapismo audiofilo...
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Re: SHURE SRH1840: review

Messaggio Da Dirty Harry il 24/9/2012, 08:54

bandAlex ha scritto:Bollicine

... E allora cosa ha di speciale questa cuffia? Risposta: una magnifica coerenza e un grande equilibrio tra le gamme, ...

(segue)

Hai detto niente !!!
Coerenza ed equilibrio sono qualità che dovrebbero essere poste - almeno dal mio punto di vista - sempre ai vertici dei parametri sui quali improntare le scelte d'ascolto.
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T1 ovvero la discrezione come senso della misura.

Messaggio Da Dirty Harry il 24/9/2012, 10:07

bandAlex ha scritto:Tutto il resto è noia

Un caso eclatante di noia è stato per me quello della Beyerdynamic T1. E' durata pochissimo in casa mia, solo qualche giorno. Un record, battuto solo dalla AKG K701.
...
La T1 è un'ottima cuffia, per carità. Suona bene, ha una timbrica fedele e una risposta in frequenza molto estesa. Ma la trovo noiosa, piatta, senza vita. Da un punto di vista dinamico, un disastro. Cosa le manchi, francamente non saprei dirlo con esattezza.

(segue)

Non sono d'accordo sulla noiosità della T1, trovandola anzi affascinante per la sua affabile correttezza : tra tutte le cuffie sentite è senz'altro quella che ha realizzato il più elevato livello di compromesso tra suono analogico e suono digitale, individuati per le caratteristiche che concettualmente li identificano.
E' fondamentalmente corretta, senza presentare squilibri timbrici, e tuttavia evidenzia un certo fascino nel rinunciare alla proposizione esasperata della selettività del messaggio musicale e, pur preservando i segnali di minor livello, lo ripropone in una cornice che tende a privilegiare il risultato d'insieme piuttosto che il particolare, aiutando non poco la ricostruzione filologica del programma sentito.
Ma non manza assolutamente di dinamica, anzi !
Potrebbe forse ingannare, in tal senso, la sua mancanza di nettezza nella delineazione della struttura del messaggio musicale nell'apprezzamento - come sempre soggettivo - della sua personalità timbrica ed allora ci sarà chi privilegerà la nettezza del contrasto tra la demarcazione delle note e chi, invece, il loro naturale avvicendarsi come ci sarà chi preferirà il marcato realismo di una foto digitale e chi lo sfumare naturale della luce da un colore all'altro di una foto analogica : sarà - come sempre - una questione di gusti ma anche di abbinamento tra i componenti di una catena audio a rivelare l'apprezzamento definitivo - e qualche volta anche le vere inclinazioni personali dell'ascoltatore - del componente.
Continuo a ritenere, proprio per via di quel carattere pregevolmente compromissorio e non deleterio, la T1 una cuffia ideale e che tende a sublimare a monte coerenza ed equilibrio (ecco perché sarei curioso di sentire la SRH 1840) nella riproposizione del messaggio musicale, dandone segno ontologico (in senso kantiano*).
Sicuramente, pur non essendo schizzinosa come altre cuffie di pari livello (e forse, paradossalmente, da ciò potrebbe derivare una certa delusione nei suoi riguardi), andrà inserita in un contesto audio idoneo (tendente ad assecondarne il carattere per scarti minimali e non operando per grossolane compensazioni tra personalità sonica dei componenti) al fine della sua completa comprensione e valorizzazione.
Ma vedrò di risentirla con le amplificazioni frutto delle ultime fatiche concettuali del Giardino per dare magari una nuova e più approfondita riflessione sul carattere di questa controversa cuffia.
smile



*Mi è scappata la citazione filosofica : ne chiedo scusa... shutup
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Re: SHURE SRH1840: review

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