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il 25/9/2020, 23:48
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Il Digilog, oltre a richiamare i fasti di quello che è stato per diverso tempo il convertitore multibit per antonomasia - Philips TDA 1541 - è anche uno dei prodotti più famosi della Musical Fidelity, brand storico del British Sound degli anni '80, apprezzato per le sue amplificazioni. Esso ha un aspetto sobrio ed essenziale ma il suo cabinet è solido e pesante, con il frontale in alluminio spesso (6 mm.) e finemente spazzolato. Il pannello frontale presenta una fila di quattro interruttori a pulsante, con LED indicativo dello stato corrispondente alla funzione operata.
L'utente selezionerà l'ingresso - se DAT o CD - ovvero il tipo di connessione, ottico o coassiale; un altro pulsante consentirà l'inversione della fase del segnale. Ci sono, poi, altri due LED: uno - LCK - si illumina per indicare che il Digilog ha agganciato il flusso digitale dei dati (l'aggancio è segnalato anche dal clic del relè interno), l'altro indica l'operatività della deenfasi.
Il chip Sony CX-23053 provvede sia al riconoscimento della frequenza di campionamento che alla necessaria decodifica; provvede anche a riconoscere le registrazioni pre-enfatizzate (tecnica diretta a migliorare il rapporto S/N) al fine di operare la necessaria de-enfasi.
Una volta decodificato, il segnale digitale giunge al chip Philips SAA-7220 P/B (selezione premium), che effettua il sovracampionamento (quadruplo) prima di arrivare al Philips TDA 1541A che, a sua volta, lo converte in segnale analogico. Prima di arrivare all'uscita analogica il segnale passa attraverso il filtro anti-immagine, costituito da un operazionale LM-318 per canale (70 V/uS di slew rate), all'epoca abbastanza pregiato.
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La qualità della componentistica impiegata nel Digilog appare alta, con una spessa PCB in vetronite, un grande e pregiato trasformatore toroidale ILP, resistori a strato metallico e condensatori - in poliestere, ove richiesto - Specially made for Musical Fidelity. L'alimentazione è separata, per sezioni analogica e digitale, a partire dai secondari del trasformatore; è il caso di notare come i circuiti d'alimentazione degli stadi analogici sono realizzati - piuttosto che con regolatori integrati di tensione - con componenti discreti.
La topologia circuitale del Digilog è quasi identica ai preamplificatori della Musical Fidelity, con ogni stadio dotato del proprio alimentatore regolato.
Il Digilog utilizza il doppio convertitore Philips TDA 1541 nella selezione A (il TDA 1541, all'epoca, era disponibile in tre tipi, elencati in ordine crescente di qualità: R, A e S1), che identifica le prestazioni del convertitore rispetto alla linearità complessiva. Antony Michaelson - fondatore di Musical Fidelity - affermò come voluta la scelta di non utilizzare la versione più costosa del chip in quanto il test d'ascolto non rivelò differenze sonore rispetto a quella impiegata.
In questo elevato tenore costruttivo, che sembra contrastare con l'originaria classe merceologica del DAC inglese, l'economicità delle connessioni RCA, montate - peraltro lodevolmente - sulla PCB, grida vendetta e richiama una certa attenzione nella forza da usare all'atto dei collegamenti.
Ma ha senso, oggi, parlare ancora e discutere su DAC così attempati - è uscito nel 1987 - e sul loro suono?

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il 26/9/2020, 08:32
Diccelo tu, ti seguiamo!
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il 27/9/2020, 18:32
Innanzitutto, cerchiamo di valutare il Digilog partendo dalle caratteristiche tecniche riscontrate; al riguardo mi avvarrò – senza volere né poter competere – della prova condotta dall'ottimo Roberto Lucchesi su Audio Review n.79, riassumendo e ricordando quelle salienti.
Occorre, intanto, registrare un livello di uscita più alto del normale (L=2,88V; R=2,86V) del convertitore (avvertibile all'ascolto), che ha un'impedenza d'uscita piuttosto elevata (990 Ohm). Davvero silenzioso, poi, con un rapporto S/N sostanzialmente identico nei due canali, che supera i 113 dB in misura pesata (con circa 103 dB in misura lineare).Diafonia quasi inesistente, con una separazione tra canali che fa timidamente capolino dai 110 dB a partire da oltre i 2KHz per arrivare ai fatidici 20KHz a 96 dB.
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Chi ha un minimo di conoscenza delle caratteristiche tipiche del TDA 1541 sa che, sia dal punto di vista della risposta in frequenza (+0,2 dB a partire dai 10 Khz) che da quello della risposta in fase, il chip Philips è sinonimo di linearità: non serve presentare grafici!
Utile e didattico è, al contrario, riportare lo spettrogramma delle spurie e, soprattutto, il grafico dei residui in banda soppressa; questi testimoniano l'utilizzo nel Digilog di filtri anti-immagine a bassissima pendenza, ancor più bassa di quella utilizzata nei lettori contemporanei di produzione Philips/Marantz.
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Ora, senza voler appesantire il post di contenuti maggiormente esplicativi, tali filtri hanno la funzione di eliminare le immagini – centrate intorno ai multipli interi – della frequenza di campionamento (44,1KHz), create durante il processo di conversione D/A (in questo caso, l'uso del sovracampionamento quadruplo centrerà la prima immagine a 4xfc=176,4KHz in quanto le altre saranno state tagliate dal filtro digitale). Tuttavia, prima di giungere a tali filtri, il segnale ha subito un'ulteriore filtratura (di tipo (sen x)/x) operata dalla funzione di holding del TDA 1541 (il cui obiettivo è quello di fissare il valore del campione da convertire per tutto l'intervallo di campionamento).
Non è tanto importante comprendere il modo in cui ciò avviene (ma se volete...); lo scopo è quello di dar conto della forma a doppio lobo dei residui in gamma soppressa, frutto dell'azione congiunta del filtraggio (sen x)/x e del filtro analogico anti-immagine. Tutto ciò ci conduce alla convinzione, maturata dal progettista, intorno alla superiorità sonora di una pendenza davvero bassa dei filtri anti-immagine (è ipotizzabile una frequenza di taglio pari a circa 30 kHz per una pendenza di 6 dB/ottava) di contro a un livello elevato di spurie e residui.
Irrilevanti e quasi assenti le distorsioni, come testimoniato dai grafici; anche gli oscillogrammi del tono sinusoidale non evidenziano alcun accenno di distorsione di passaggio per lo zero.
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Per ultimo è stata lasciata la linearità ai bassi livelli, classico punto debole del TDA 1541. Nonostante siamo lontani da certi vertici (non si sa quanto utili) strumentali di altri convertitori, tale misura vede l'allontanamento da una retta ideale (Deviazione sin. 0,3 dB/Deviazione des. 0,4 dB) ad iniziare dai -80,77 dB per arrivare ad una deviazione intorno ai 2 dB ai -90,31 dB, via via crescente ma a livelli ormai davvero infimi per assumere una qualsivoglia rilevanza pratica: si può essere più che soddisfatti.
Vabbé ma come suona, mi direte... un po' di pazienza, eh!
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il 29/9/2020, 22:01
Siamo arrivati al dunque.
Per arrivare a formulare un giudizio d'ascolto mi sono avvalso di due cuffie che conosco ormai abbastanza bene: la Beyerdynamic Amiron Home e la Hifiman Deva.

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Punto fermo rimane, ovviamente, l'AF-N.

From the Beyond: MUSICAL FIDELITY DIGILOG P_202037

Il suono che il TDA 1541 contribuisce a proporre all'ascoltatore, ove impiegato, ha una matrice inconfondibile, al di là di quanto siano sofisticati i circuiti in cui viene inserito. E' il primo suono digitale che è succeduto a quello analogico, decretandone il tramonto; temporaneo, prima della sua recente, nuova alba.
E di quel suono, in qualche modo, conserva l'imprinting; non perché lo emuli banalmente ma perché, di quel riferimento, tiene ferme le linee generali, rivoluzionandone i parametri, e ottenendo prestazioni – risposta in frequenza, dinamica, diafonia – prima impensabili.
Ecco, quello che – secondo me – manca oggi al digitale è quel riferimento originario su cui innestare e confrontare ogni evoluzione tecnica, ormai fine a sé stessa; prestazioni tanto mirabolanti quanto vuote di significato a base di oversampling infiniti e bit inutili.
Penso che molti audiofili dai capelli bianchi ricordino il suono dei CDP Marantz e Philips, basati per lungo tempo sul Philips TDA 1541 e dei quali ne avranno sicuramente posseduto - almeno - uno: un suono materico e compatto, la cui trama teneva - in modo omogeneo - avvinto un estremo basso inusitato a un'estensione strabiliante alle alte frequenze, prima sconosciuti. E anche la dinamica era incredibile, per gli standard dell'analogico.
Ma è inutile proseguire con l'amarcord, parliamo del Digilog, la cui valutazione avverrà anche, per riflesso, sulla scorta della conoscenza dell'AF-N e delle cuffie succitate, dei quali verranno – naturalmente – spesi dei commenti, anche perché – nonostante il Forum in cui ci troviamo sia sorto attorno a cose concrete (i progetti di Alex) e non a pippe mentali - non è detto che tutti conoscano - o siano tenuti a conoscere - i... frutti del Giardino!
Il peggio, ovviamente, è per loro...
L'AF-N impiegato è realizzato sulla base di una PCB V2 – che sta per seconda versione – il cui suono (che un giorno cercherò di illustrare con dovizia di particolari) è molto dinamico e neutro ma senza essere clinico: è un classe A single-ended a tutti gli effetti!
La copertura dell'intera gamma di frequenze, senza privilegiarne particolari aspetti, è encomiabile; il suo suono non è caratterizzato ma alla sua articolazione – a ben sentire – accede una fluidità di fondo che gli conferisce una particolare musicalità, non additiva. Possiede, poi, un'altra importante sensibilità, quella di svelare gli spazi delimitati dal messaggio musicale riprodotto: qualità propria delle – non molte – amplificazioni di qualità.
A fronte di questa neutralità qualificata dell'amplificazione, occorre descrivere i caratteri che hanno manifestato le due cuffie usate che sono – e per questo le ho usate in tandem – complementari: la Deva va molto bene, esaltandone le qualità timbriche, con la musica seria – in particolar modo quella acustica – e comunque con le incisioni AAD; la Amiron Home, al contrario, ha manifestato predilezione verso le incisioni più recenti, assecondando - privilegiandone la dinamica - quelle più ricche di... effetti speciali.
Fatte le dovute premesse, dico subito che il Digilog è un convertitore che va oltre la riproposizione dei fasti della più famosa conversione multibit. Abbiamo, quindi, la restituzione di basse frequenze tanto profonde quanto articolate, con un'eccellente discriminazione tra i loro diversi timbri; e le frequenze superiori sono concrete, nette e franche, tutt'altro che morbide, ma questo loro carattere le rende non sgradevoli in quanto veritiere. Una dinamica davvero apprezzabile rende gli estremi gamma della risposta in frequenza davvero realistici.
Per le medie frequenze il discorso è più complesso e richiede una riflessione più articolata. Per giudicarle correttamente, intanto non bisogna farsi distrarre da ciò che le precede e ciò che le succede, vista la grande qualità sopra evidenziata. Ad un'analisi attenta emerge, così, una gamma media di grande linearità ed estrema pulizia, giustamente selettiva. Apro una parentesi per cercare di spiegare; non so se avete mai sentito un DAC no oversampling: la linearità di questi convertitori è spiazzante e si accompagna ad una certa naturalezza che contraddistingue particolarmente la gamma media – quella a cui siamo più sensibili – che sembra fiorire, ibera dalla morsa che si sviluppa nei DAC normali nelle gamme ad essa adiacenti, ricondotte ora a più miti pretese. Non so se sia a causa del filtro anti-immagine a bassa pendenza, ma è come se il Digilog infilasse tra gli spettacolari estremi gamma di un DAC con sovracampionatore una gamma media di grande purezza, come quella restituita da un DAC no oversampling. Una premessa necessaria per parlare della grande naturalezza e trasparenza che caratterizza la gamma media, ma che si riflette sul suono complessivo del Digilog. Per fare in modo, però, che il DAC inglese restituisca con la massima omogeneità – e soddisfazione all'ascolto – questa diversità di carattere tra le diverse gamme di frequenza occorre - come sempre, d'altronde - abbinarlo non banalmente; il risultato, se felice, darà luogo alla realizzazione del sogno dei vecchi analogisti: una gamma media neutra e lineare circondata da estremi gamma da urlo, senza alcuna fatica d'ascolto!
Un risultato troppo bello, per essere facile da raggiungere. L'intento è lodevole ma la coperta – vi avviso – è sempre troppo corta, in questi casi. Non solo non è facile trovare i giusti compagni di strada al nostro DAC, quanto sui risultati d'ascolto – scotto della trasparenza del nostro – pesa anche la qualità dei supporti sui quali è contenuta la musica: le virtù – come sempre – riservano pro e contro.
D'altronde, della sostanziale conclusione dell'esame sonoro del Digilog, già l'uso di due cuffie che ho definito complementari vi avranno messo sull'avviso del probabile esito della prova d'ascolto.
A parte l'importanza del contesto per avere dal Digilog prestazioni d'ascolto che variano dall'ottimo all'eccellente, ritengo che la ricostruzione spaziale dell'evento sonoro è – a parer mio – non sempre allineata agli altri eccellenti parametri o, forse, è maggiormente ostaggio del contesto in cui è inserito. Personalmente, continuo a ritenere che quest'ultimo parametro non sia quello maggiormente espressivo delle qualità del TDA 1541.
La direzione da prendere per gli abbinamenti – e le probabili risultanze di quest'ultimi – si deducono implicitamente dalle caratteristiche descritte dei principali comprimari – le cuffie – delle prove d'ascolto: Deva e Amiron Home.
Forse le avete lette... ah, chiedo scusa, mi correggo... ancora non ho scritto nulla sulla Beyerdynamic Amiron Home... vabbé, non vi aspettavate che scrivessi di già pure su di lei?
flower


Ultima modifica di Dirty Harry il 29/9/2020, 22:49, modificato 2 volte

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il 29/9/2020, 22:11
Alex, qual'è il limite di utilizzo dei due ingressi dell'AF-N?
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il 30/9/2020, 09:33
@Edmond ha scritto:Alex, qual'è il limite di utilizzo dei due ingressi dell'AF-N?

In che senso? Intendi forse le uscite?

Va usata l'uscita NORMAL, quella in basso. A volte, con alcune cuffie, può tornare utile l'uscita HIGH Z, quella in alto, in quanto fa vedere alla cuffia un'impedenza di circa 120 ohm.
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il 30/9/2020, 09:38
Sì, ovviamente intendevo le uscite, ma sono rincoglionito... Quindi High Z va bene con le vecchie cuffie? Tipo le vecchie Sennheiser anni 70/80?
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il 30/9/2020, 09:47
@Edmond ha scritto:Sì, ovviamente intendevo le uscite, ma sono rincoglionito... Quindi High Z va bene con le vecchie cuffie? Tipo le vecchie Sennheiser anni 70/80?

In teoria, sì, ma non è detto. Ci sono cuffie che, benchè vecchie, amano comunque vedere una bassa impedenza. E proprio le Sennheiser, tendenti spesso verso l'eufonico e il "moscio", gradiscono impedenze basse. Parlo delle HD6xx e HD5xx, ad esempio.

Discorso diverso per le Beyerdynamic. Si entra comunque nel campo delle preferenze personali.

Quindi la regola è di provare entrambe le uscite, e sentire con quale delle due la tal cuffia suona meglio.
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il 30/9/2020, 10:15
Due parole sul Digilog, magistralmente raccontato da Dirty Harry. Si tratta di un dac aderente alle linee guida di quei tempi: ingressi SP-DIF, ricevitore CX23053, filtro digitale SAA7220, stadio di uscita con opamp. Non dissimile quindi, come risultato tecnico e sonoro, ai vari cd player di quel tempo. Il TDA1541 è stato poi sviscerato in tutte le sue sue potenzialità solo negli anni successivi. Ma soprattutto, tragicamente fuori tempo massimo, si è liberato di quelle catene al piede che erano l'SAA7220 e gli immondi stadi di uscita che lo azzoppavano.
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il 30/9/2020, 11:03
@bandAlex ha scritto:Due parole sul Digilog, magistralmente raccontato da Dirty Harry. Si tratta di un dac aderente alle linee guida di quei tempi: ingressi SP-DIF, ricevitore CX23053, filtro digitale SAA7220, stadio di uscita con opamp. Non dissimile quindi, come risultato tecnico e sonoro, ai vari cd player di quel tempo. Il TDA1541 è stato poi sviscerato in tutte le sue sue potenzialità solo negli anni successivi. Ma soprattutto, tragicamente fuori tempo massimo, si è liberato di quelle catene al piede che erano l'SAA7220 e gli immondi stadi di uscita che lo azzoppavano.
Mi sono ingolfato con il DIY - che riprenderò dopo la calura estiva - e la situazione temo peggiorerà con l'avvento del nuovo HDAC+... cry
Tuttavia, non vedo l'ora di fare una manutenzione straordinaria del Digilog, cominciando dal posizionare gli zoccoli per sostituire gli Opamp, che potrebbero benissimo lasciare il posto a quelli singoli fatti da Alex... cool

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il 30/9/2020, 11:07
@bandAlex ha scritto:
@Edmond ha scritto:Sì, ovviamente intendevo le uscite, ma sono rincoglionito... Quindi High Z va bene con le vecchie cuffie? Tipo le vecchie Sennheiser anni 70/80?

In teoria, sì, ma non è detto. Ci sono cuffie che, benchè vecchie, amano comunque vedere una bassa impedenza. E proprio le Sennheiser, tendenti spesso verso l'eufonico e il "moscio", gradiscono impedenze basse. Parlo delle HD6xx e HD5xx, ad esempio.

Discorso diverso per le Beyerdynamic. Si entra comunque nel campo delle preferenze personali.

Quindi la regola è di provare entrambe le uscite, e sentire con quale delle due la tal cuffia suona meglio.
Racconterò, poi, la mia esperienza in merito all'uso delle uscite con la Amiron Home in un post ad essa dedicato...

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il 30/9/2020, 12:05
Ho visto che è da parecchio in vendita un DigiLog sul sito di Audio Graffiti (probabilmente per il prezzo senza senso) upgradato con chip TDA 1541 Double Crown e stadi d'uscita a trasformatori... Che ne dici, Alex? E' una scelta sensata, oppure una catazza?
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il 30/9/2020, 12:07
@Dirty Harry ha scritto:Racconterò, poi, la mia esperienza in merito all'uso delle uscite con la Amiron Home in un post ad essa dedicato...
Provo anch'io, con un dac Denafrips. Vediamo se le sensazioni sono concordi o discordi.
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il 30/9/2020, 12:10
@Edmond ha scritto:Ho visto che è da parecchio in vendita un DigiLog sul sito di Audio Graffiti (probabilmente per il prezzo senza senso) upgradato con chip TDA 1541 Double Crown e stadi d'uscita a trasformatori... Che ne dici, Alex? E' una scelta sensata, oppure una catazza?

I doppia corona servono solo ad aumentare il prezzo, come già sai.

Anche perchè l'SAA7220, che in pratica è un generatore di rumore, si mangia da solo la maggior precisione sull'LSB di queste corone.

Sugli stadi d'uscita a trasformatore, molto dipende da come sono implementati, e dalla qualità (costosità) dei trasformatori. Nulla si può dire senza avere un'idea dello schema elettrico e dare un'occhiata dentro...
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il 30/9/2020, 12:24
Certo, vera la prima condizione. Riguardo alla seconda volevo solo sapere se, secondo te, una uscita a trasformatori per un DAC ha senso, oppure no...
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il 30/9/2020, 12:35
@Edmond ha scritto:Certo, vera la prima condizione. Riguardo alla seconda volevo solo sapere se, secondo te, una uscita a trasformatori per un DAC ha senso, oppure no...

Ha senso soprattutto per un DAC NOS, ovvero non oversampling, in quanto il trasformatore avendo una banda ben limitata (dai 30kHz ai 200kHz, a seconda della tipologia e qualità del trafo) si comporta da filtro per le immagini spurie generate dal processo di conversione, che in un dac NOS non sono attenuate in quanto non c'è filtro digitale.

Ho fatto un test anche con il mio HDAC+, usando in uscita degli Hammond economici, e il risultato è stato interessante per la gamma alta, ma deludente per la gamma bassa, tipico tallone d'Achille dei trasformatori, e comunque anche per il fatto che lo stadio d'uscita non era ottimizzato per l'uso con i trasformatori.

In un dac con filtro digitale, quale il Digilog, uscire con i trasformatori ha poco senso (devi comunque usare un convertitore I/V visto che il chip esce in corrente, e poi non ci sono immagini da abbattere). L'unico vantaggio è l'isolamento galvanico, che previene l'insorgenza di loop di massa e quindi di eventuali disturbi dovuti al collegamento.
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il 30/9/2020, 12:37
Grazie Boss, esauriente come sempre!
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il 30/9/2020, 13:00
@bandAlex ha scritto:
@Edmond ha scritto:Ho visto che è da parecchio in vendita un DigiLog sul sito di Audio Graffiti (probabilmente per il prezzo senza senso) upgradato con chip TDA 1541 Double Crown e stadi d'uscita a trasformatori... Che ne dici, Alex? E' una scelta sensata, oppure una catazza?

I doppia corona servono solo ad aumentare il prezzo, come già sai.

Anche perchè l'SAA7220, che in pratica è un generatore di rumore, si mangia da solo la maggior precisione sull'LSB di queste corone.

Sugli stadi d'uscita a trasformatore, molto dipende da come sono implementati, e dalla qualità (costosità) dei trasformatori. Nulla si può dire senza avere un'idea dello schema elettrico e dare un'occhiata dentro...
Ricordo al riguardo, come sopra riportato, la sostanziale inutilità affermata dal progettista sull'uso di convertitori dotati di maggior linearità, rispetto a quelli utilizzati; oltre all'affermata selezione operata sul filtro digitale impiegato.
A testimonianza della consapevolezza dei temi tecnici su cui la Musical Fidelity aveva a che fare al tempo.
Sull'utilizzo di un'uscita a trasformatori rimango dubbioso sulla sua effettiva utilità, data l'assenza di interferenze di qualunque natura sul DAC (il cui cavo d'alimentazione è una banale piattina non removibile) e non avendo tale uscita altra giustificazione tecnica, come ricordato da Alex.
Il prezzo richiesto sul sito di Audio Graffiti dal venditore è assolutamente ridicolo, prima che irrealistico. Ricordo che il prezzo da me pagato in Germania è stato di 275 euro, comprensive di spese di spedizione e commissioni Paypal...

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il 30/9/2020, 13:02
@Edmond ha scritto:
@Dirty Harry ha scritto:Racconterò, poi, la mia esperienza in merito all'uso delle uscite con la Amiron Home in un post ad essa dedicato...
Provo anch'io, con un dac Denafrips. Vediamo se le sensazioni sono concordi o discordi.
special cool

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