Dirty Harry
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Un gioco a tre mani: BEYERDYNAMIC AMIRON HOME P_202038

La prima volta che ho ascoltato la Beyerdynamic Amiron Home è stato proprio a casa di Alex e proprio con l'AF-N; non fu un ascolto molto lungo ma più che sufficiente a colpirmi, sia per le sue qualità che per il felice abbinamento. Dopo qualche settimana, l'acquistai; da allora è passato meno di un anno.
Tuttavia, da quando ne sono diventato proprietario non l'ho sentita molto (per una svariata serie di motivi) e, quando l'ho fatto, non l'ho ascoltata in modo critico, perdendomi in quel piacere – un po' superficiale – di ritrovare un suono che mi era piaciuto tanto – quello per cui mi era piaciuta la sorella maggiore, la T1 – e che avevo perso di vista, sopraffatto da ascolti con cuffie altisonanti dove dettaglio e analisi la facevano da padrone, ma senza emozione. La T1 fu la prima Beyerdynamic ad usufruire della tecnologia tesla; all'epoca mi piacque più della Sennheiser HD 800 (mai bramata…) ma, provandola con il vecchio – ma ottimo – VHF-N, mi diede sensazioni diverse da quelle che ricordavo. Non essendo disposto a quei riti autodistruttivi – pure nei confronti delle risorse finanziarie – che coinvolgono gli audiofili decisi a far suonare come vogliono loro componenti che, magari, difficilmente risponderanno alle loro aspettative, abbandonai ogni velleità possessoria.
L'acquisto fortunoso – e fortunato – della Hifiman Deva mi ha indotto a fare un ascolto più meditato della Amiron Home; e con lo stesso impianto - CD transport Luxman D-113D, DAC Musical Fidelity Digilog e Garden Labs AF-N - con cui ho sentito quella, ho cercato di accostarmi in modo più ragionato alla cuffia tedesca, anche per capirne pregi e limiti alla luce del recente acquisto della cuffia statunitense. L’audiofilo è un po’ il sultano delle cose che ha: quando si amplia il numero degli oggetti che possiede si mettono a confronto quelli precedentemente acquistati con i nuovi.
Se tre è il numero perfetto, devo dire che il gioco a tre mani tra Digilog, Deva e Amiron ha sortito impressioni che, all’incrociarsi delle esperienze, si sono consolidate, dando conferma delle idee che mi sono fatto su questi componenti.
Un gioco a tre mani: BEYERDYNAMIC AMIRON HOME P_202039

Una piccola, doverosa premessa, che riguarda l’AF-N; normalmente, di questo sfrutto l’uscita normal – quella a bassa impedenza – anche se Alex mi ha più volte invitato a provare il funzionamento delle cuffie sia con l’uscita a bassa che con quella ad alta impedenza (High Z). Tuttavia, iniziando l’ascolto con Machine Head dei Deep Purple (CD AAD), mi ha assalito un certo imbarazzo, in quanto risultava molto più apprezzabile - nel ricordo - con la Deva; quello che mi lasciava perplesso era una sorta di confusione sul medio con voci poco delineate e/o affette da una certa distorsione che ne impediva la piena fruibilità, e anche una distorsione/scarsa articolazione che affliggeva le prime ottave del programma musicale. E’ indubbio che ciò fosse imputabile all'introduzione del Digilog, non avendo mai notato tale comportamento con il precedente DAC usato, il Thule Audio DAC 200. Prima di pensare a soluzioni draconiane a fronte di tale brutta esperienza, mi sono sovvenuti – se mi perdonate la reminiscenza manzoniana - i consigli di Alex e... l’ho introdotto - il jack, eh! - nell’altro foro, non quello normale (si parla di audio, eh!); l’ho fatto andare nuovamente - il CD! - con un po’ di apprensione, attendendo le sue reazioni - dell’Amiron! - e… magicamente è tornata quella che conoscevo!
N.d.R.: se avete pensato ad altro o, peggio, vi siete eccitati leggendo quest’ultimi periodi è bene che vi rivolgiate al Dr. Detroit.

La prova d’ascolto, con l’utilizzo del Digilog, è così proseguita utilizzando l’uscita ad alta impedenza dell’AF-N. Riprendendo l’ascolto di Machine Head, le cose sono tornate al loro posto e anche Communiquè dei Dire Straits ha confermato quel giudizio estremamente positivo che ebbi di questa cuffia: l'Amiron ha tutti quei pregi che riconoscevo originariamente alla T1, derivanti  dalla tecnologia tesla.
La complessiva riproposizione della gamma audio stupisce – a primo acchito – per completezza e precisione, condividendo la stessa selettività ed apertura delle cuffie dinamiche di livello superiore più note; con quest’ultime l'Amiron ha pure in comune una focalizzazione delle singole parti del messaggio musicale immune da critiche ma, in più, ad essa abbina due caratteristiche non comuni, nella loro manifestazione. La prima è costituita – detta in gergo fotografico – da una finezza di grana impensabile tra le cuffie di fascia media, il cui attributo più prezioso è una liquidità che permea tutta la risposta in frequenza – seppur con diverse conseguenze – contribuendo a donare un realismo sano, senza asprezze di sorta. La seconda è costituita da una restituzione naturale della prospettiva stereofonica, assai diversa – ad esempio – da una Sennheiser HD 800; quest’ultima sembra voler stupire con effetti speciali su tale parametro, creato sulla scorta di una maggior definizione – maggior nettezza delle linee sonore – e di un’apparente maggior ricchezza armonica, che contribuiscono – abbastanza artificialmente – a espandere l'evento sonoro in uno spazio reso rarefatto dallo smorzamento particolare dei suoi trasduttori (e mi fermo qui perché non stiamo parlando dell’HD 800). L’Amiron, al contrario, opera per una riproposizione corale della rappresentazione dell’evento sonoro, dove tutti ne prendono parte senza lasciare spazi vuoti - che diano un artificiale effetto cattedrale - tra loro e senza creare sovraffollamento; ciò avviene grazie ad uno sfondo assai scuro, dove la musica risalta senza sforzo apparente e senza forzature. Date queste premesse, l’Amiron fornisce alla riproduzione musicale una dinamica - sia micro che macro - di grande momento, favorita da distorsioni eccezionalmente contenute e ben supportata da un’apprezzabile efficienza.
Ma bisogna fare delle precisazioni e delle distinzioni sul comportamento dell'Amiron, per dare avvertenze sul suo migliore impiego, visto che non è una cuffia perfetta. Ad un'analisi critica per gamme di frequenza ho registrato le seguenti impressioni: la gamma bassa (sino a circa 80 Hz) è profonda ed articolata, giudizi che devono essere pesati con una sua qualità molto naturale, assimilabile a quella di un diffusore in sospensione pneumatica (devo, però, annotare una differenza in questa gamma di frequenze con il pilotaggio a bassa impedenza: in questo caso, infatti, risulta evidente un suo minor controllo ed intelligibilità); il medio-basso (da 80 a circa 300 Hz) è reattivo e pulsante, rubando la scena al basso per punch e grande ricchezza timbrica (ove richiesto); alti ed estremo alto (da 5K a 20K Hz) sono rimarchevoli per purezza, assenza di distorsioni e doti di rifinitura; per i medi (da circa 300 Hz a 5K Hz) il discorso è più articolato e merita una conseguente riflessione. All'interno di questa gamma, il low mid partecipa della stessa natura – eccellente – dell'upper bass; ma a partire dai medi (sotto 1KHz) sino all'upper mid (2,5KHz circa) la gamma di frequenza sembra risultare abbastanza arretrata, per allinearsi ai livelli medi di emissione da poco più di 2,5KHz ai 5KHz. Quest'andamento, abbinato alla grande linearità sui medi del Digilog, rende evidente un certo svuotamento del corpo delle voci maschili, la cui intelligibilità è trainata dalle frequenze che vanno dai 2,5Khz in su: quest'aspetto incide significativamente sul comportamento della Amiron e va gestito.
Soprattutto negli AAD, dove l'equalizzazione delle voci è un fenomeno frequente in fase di editing, la conseguenza è che le frequenze più alte dei medi determinano l'intelligibilità delle voci maschili e tale aspetto può essere accentuato - come avviene con il Digilog - dagli altri componenti dell'impianto: così, mentre la voce di Ian Gillan impatta decisamente sul medio-alto e la voce di Mark Knopfler praticamente non esiste nell'intervallo incriminato, non incidendo negativamente sulla resa dei suddetti CD, la voce di Roberto Vecchioni in Elisir (altro CD AAD) rasenta – almeno per me che amo quel disco – il fastidio.
Nelle moderne incisioni tale aspetto risulta fortemente ridimensionato, riducendosi ad un certo effetto – per così dire – di levigatura delle voci maschili, che diventano molto smooth; inutile dire che il CD How & Why Vol.2, della Velut Luna, dedicato alle voci femminili, viene restituito magistralmente dalla Amiron, che riesce – più di ogni altra cuffia sentita – addirittura a ridurre al minimo le sibilanti (Fire and Rain, cover di Fabiana Martone) ma anche ad edulcorare un po' i gridolini di Cristina Sartori (nell'intrigante cover di Please send me someone to love). Oltre al Volume 1 di How & Why, sempre della Velut Luna, con la parte dedicata alla timbrica che sembra confermare la mia speculazione, e la restituzione perfetta delle riprese sonore a secondo del campo in cui vengono effettuate (davvero impressionante la concordanza della prospettiva restituita con quella pronosticata nel booklet esplicativo), anche la 40th Anniversary Special Edition della Chesky Records scorre con grande raffinatezza: tutti gli effetti speciali dispensati dai fratelli Chesky per impressionare gli astanti sono resi con grande eleganza dalla Amiron che non ne denuncia mai artificiosità (soprattutto quelle di cui sono zeppi i dischi di pop e world music: Sara K, Ana Caram e Badi Assad, per esempio).
Sembra, insomma, che la vocazione dell'Amiron, almeno nel contesto in cui è stata usata, risieda nell'impiego, senza residui, con le incisioni più recenti e il suo uso/abbinamento sia condizionato a quel comportamento sopra evidenziato in quella limitata gamma all'interno delle medie frequenze: una gamma però importante (potete trarre conferma di ciò se ascoltate, come ho fatto io, Leonard Cohen dal vivo, la cui inconfondibile voce viene restituita senza quel suo particolare pathos).
Specificando che tutti gli altri ascolti che ci sono stati non hanno cambiato le coordinate a cui sono giunto, ritengo che la Amiron sia una cuffia dinamica di grande valore – soprattutto se rapportata alla sua classe d'appartenenza – e che la maggior parte delle sue pregevoli caratteristiche siano frutto della tecnologia tesla che, con pochi - anche se stringenti - limiti, ne condiziona gli abbinamenti.
Riguardo i suoi partner devo registrare come l'AF-N la aiuti molto nell'esaltarne l'amabilità quanto il Digilog a evidenziarne le sue pochissime pecche: una prova, ritengo, importante – almeno per me – al fine del suo miglior utilizzo.
Il mio pensiero generale riguardo le cuffie dinamiche, alla luce della mia – non illimitata, per carità! - esperienza, è che tutte le cuffie dinamiche presentino delle criticità e che, purtroppo per chi va alla ricerca dell'assoluto, salendo di prezzo quelle non diminuiscono, pur potendo aumentare – seppur di poco – la qualità complessiva o quella di alcuni parametri; ciò, però, non è un bene, perché contribuisce a rendere più evidenti le criticità medesime. Sotto quest'aspetto non ho alcuna remora nell'affermare la superiorità relativa dell'Amiron nei confronti della T1.
Naturalmente vi ricordo che la mia opinione è quella - interessata - di un povero cuffiofilo e quello dell'Amiron rappresenta il margine superiore del budget che sono disposto a spendere per una cuffia. Resa questa confessione siete, ovviamente, liberi di spendere i vostri soldi come meglio credete...
flower


Ultima modifica di Dirty Harry il 3/10/2020, 07:15, modificato 5 volte

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"Un uomo dovrebbe conoscere i propri limiti..."
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Commenti

Edmond
Caspita, non ce la farò mai a competere con il Dott. Bachisio... Cercherò gli stessi brani per verificarne la resa...
Dirty Harry
@Edmond ha scritto:Caspita, non ce la farò mai a competere con il Dott. Bachisio... Cercherò gli stessi brani per verificarne la resa...
Ma non c'è bisogno di trovare gli stessi brani, fermo restando che si tratta di materiale abbastanza diffuso...
L'importante è sentire brani che abbiano quelle caratteristiche che ritengo siano rivelatrici della personalità dell'Amiron, quindi AAD - ad esempio - in cui la voce maschile sia presente.
Ritengo, poi, che le incisioni audiophile oriented siano nella disponibilità di ogni appassionato; una citazione particolare meritano i due sopra detti CD della Velut Luna, che sono davvero preziosi strumenti di giudizio...
smile
Edmond
Dovevo una risposta al buon Bachisio in merito alla coppia Amiron Home/AF-N. Finalmente sono riuscito a torvare il tempo per fare una seduta d'ascolto seria che mi permettesse una valutazione in contraddittorio.

Il DAC è diverso, un Venus Denafrips, ed anche la sorgente (un player un po' particolare), ma mi pare di poter dire che i risultati, pur nella diversità del software scelto come elemento di riferimento, siano sostanzialmente simili.

Ho ascoltato qualche disco di Allan Taylor (PCM e DSD sempre incisi molto bene), Ewen Carruthers, Alison Moyet ed un po' di rock... Concordo sul fatto che collegando la cuffia all'uscita "Normal", la sonorità della Amiron con certe incisioni (la voce di Alison Moyet in particolare) appare impostata ad una sonorità chiara, al limite del frizzante/fastidiosino, con una gamma media poco coinvolgente, poco naturale... L'utilizzo del'uscita High Z aiuta la cuffia a riequilibrarsi, spegnendo quei fastidi in gamma medio alta, scaldando le voci e porgendo anche un differente soundstage, che appare alle mie orecchie più naturale e meno "forzato".

Insomma, un'uscita che rende la cuffia decisamente più godibile e meno affaticante. Bravo Alex, hai centrato anche questo magheggio!!!
Edmond
Allego una immagine del set-up, per la gioia di quel maledetto fetuso di Graziano...

Un gioco a tre mani: BEYERDYNAMIC AMIRON HOME Setup10
Dirty Harry
@Edmond ha scritto:
Il DAC è diverso, un Venus Denafrips, ed anche la sorgente (un player un po' particolare), ma mi pare di poter dire che i risultati, pur nella diversità del software scelto come elemento di riferimento, siano sostanzialmente simili.

Ho ascoltato qualche disco di Allan Taylor (PCM e DSD sempre incisi molto bene), Ewen Carruthers, Alison Moyet ed un po' di rock... Concordo sul fatto che collegando la cuffia all'uscita "Normal", la sonorità della Amiron con certe incisioni (la voce di Alison Moyet in particolare) appare impostata ad una sonorità chiara, al limite del frizzante/fastidiosino, con una gamma media poco coinvolgente, poco naturale... L'utilizzo del'uscita High Z aiuta la cuffia a riequilibrarsi, spegnendo quei fastidi in gamma medio alta, scaldando le voci e porgendo anche un differente soundstage, che appare alle mie orecchie più naturale e meno "forzato".
Bene, mi sembra di poter dire allora che, al di là delle differenze che possono emergere dall'uso di elettroniche diverse, è assodato che - ad un ascolto critico - la Amiron vada meglio se pilotata dall'uscita ad alta impedenza dell'AF-N.
Il particolare rigore sonoro che caratterizza l'uscita sbilanciata del Thule Audio DAC200 - quella che vede l'operazionale ricondurre l'uscita da bilanciata a sbilanciata - non rende tale aspetto immediatamente percepibile; per appurarlo rispolvererò il Thule Audio per un ascolto mirato e più attento.
smile
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